Beernocchi Beer Festival: un evento riuscito

2 giugno: Casal Bernocchi, frazione di Roma con un passato recente. Un piccolo quartiere di 3.000 abitanti posto a sud della Via Ostiense accanto ad Acilia, un’estesa borgata che di abitanti ne conta circa 70.000. Negli anni ’60 l’INA-Casa costruisce un vasto complesso popolare tra i piccoli colli di questo quartiere. Nel corso del tempo la zona ha assunto un fascino particolare dovuto all’architettura popolare, divenuta poi oggetto di studio in tutta Italia. Lo sviluppo intorno a Casal Bernocchi ha mutato inevitabilmente questa frazione che, però, riesce a distinguersi dalle zone limitrofe. Da qualche anno il Beernocchi Beer-Festival fa capo nel piccolo campo sportivo di quartiere. Giocando furbescamente su un nome simpatico, quella che sembrava essere inizialmente come la classica festa di paese, è riuscita a maturare nel corso degli anni, portando piccole band locali ed anticonformiste dai nomi più strambi a suonare nel palco allestito accanto a piccoli lumicini, piste di skateboard, boccali di birra e street-food. I meriti di tale riuscita non possono che andare soprattutto al Collettivo La Talpa, una delle realtà no-profit che, da qualche anno, si prende la briga di organizzare, ottenere licenze e quant’altro occorra per portare divertimento e spensieratezza in una parte del Decimo Municipio che ha sicuramente voglia di riscatto. Dietro a tutto ciò c’è la passione e l’amore che tutti i volontari mettono in ogni singolo movimento, ma senza voler togliere dei meriti a chiunque abbia messo lo zampino a quest’evento, voglio permettermi di andare leggermente oltre. Prendendo parte a due delle quattro serate (30 maggio-2 giugno), ho constatato, oltre ai sorrisi, anche una diversità di età delle persone. Adulti, ragazzi, teenager e famiglie con bambini si sono divertiti in questa festa di inizio estate. Raramente capita di vedere un mix di persone, raramente capita che qualcuno non si lamenti se la musica sia troppo alta o se qualcuno abbia bevuto una birra di troppo oppure se il panino sia stato troppo cotto. Inutile girarci intorno, inutile cercare delle scuse che sono radicate ancora più in fondo:

ROMA HA FAME DI EVENTI!

Ed il concertone del Primo Maggio? E tutti gli eventi relativi al food che vengono fatti? Ed il Tevere-Expo?

Sono tutti incantevoli, ma la domanda ha anche una semplice risposta: tutti gli eventi “fighi” avvengono al centro. Più facile arrivarci, facile parcheggiare, più gente che partecipa se si contano anche i turisti che visitano Roma tutto l’anno. Questo penalizza le periferie ed i quartieri, in questo caso la parte di Roma Sud.

Questo non è un articolo per andare contro il sistema, non è una protesta contro una giunta, o meglio tutte le giunte, che sono state a capo della città da anni ed anni. I ragazzi, ma in generale i cittadini romani, quelli semplici, hanno bisogno di eventi come il Beernocchi Beer-Festival, hanno bisogno di svago, di momenti che vanno oltre l’essere fighetti dove c’è sempre qualcuno pronto a criticare. Facciamo continuamente un’enorme distinzione tra Roma Sud e Roma Nord, una guerra tra poveri che mette in contrasto le sottili differenze dei modi di vivere.

Il Beernocchi ha successo perché le persone riescono a sentirsi loro stesse, non sono costruite, non vengono imposte loro delle regole antiterroristiche, non vengono messi al bando l’alcool, la musica a tutto volume e qualche parolaccia. Al Beernocchi c’è spazio per tutti, per quelli di Ostia, di Acilia, dell’EUR, e di tutti quelli di Roma Nord che abbiano la voglia di imbarcarsi fino a questo sconosciuto quartiere. Il Beernocchi non è quell’evento con tre piccole giostre, una griglia, due bancarelle di cover per cellulari e la signora che strilla dal balcone perché la musica è troppo alta. Che il Beernocchi sia un esempio di un piccolo festival costruito per portare una ventata di spensieratezza in una periferia che sembra a tratti dimenticata. Un evento semplice per persone semplici.

Non me ne voglia il Collettivo La Talpa e tutti quelli che hanno costruito l’evento, portando una riqualificazione culturale difficile da trovare in altri quartieri romani, rendendolo, per l’appunto, memorabile. Ma non capita di vedere fasce d’età che vanno dai 20 ai 50 anni stare insieme, condividere sciocchezze e musica come se non esistesse un gap generazionale. Ci piace pensare che questa festa duri negli anni a seguire, che anche queste piccole tre serate di piacere non ci vengano tolte, semplicemente perché noi ragazzi ne abbiamo bisogno, in una Roma così devastata da eventi nelle periferie. Perché se ci viene cancellato il divertimento puro allora perché dovremmo restare ancora qui? Roma Sud in particolare ha voglia di cantare, di ridere, di divertirsi, come facevano i nostri padri e come vorremmo facessero anche i nostri figli.

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