Ei fu. Siccome… di corsa, la Per Antiqua Itinera

“Ei fu, siccome… di corsa”. Non me ne voglia il buon Manzoni dopo la storpiatura del suo incipit, ma l’ho preso soltanto in prestito per una buona causa, anzi per una buona corsa. Proprio così, perché da ieri, per alcuni cittadini di Ostia Antica, “Il Cinque Maggio” ha avuto un significato non molto distante dal suo reale significato. Perché se da una parte, quest’opera, non è che un’ode scritta dal poeta milanese in occasione della morte di Napoleone Bonaparte, per la città di Ostia Antica è anch’essa, in un minuscolo frammento, un’ode alla “Per Antiqua Itinera”.

Ho corso nel 2016 e 2017 questa piccola grande gara. La vicinanza al mio quartiere la rende, oltre che comoda, anche un momento in cui si può correre tra le bellezze locali ed incontrare amici e compagni di squadra. Dopo aver cambiato casacca, il mio passaggio all’Ostia Antica Athletae era, ed è stato condizionato, anche dalla curiosità di vedere ciò che si nasconde dietro l’organizzazione di una gara podistica. Ho sempre corso arrivando un’ora prima della partenza: ritiro pettorale, quattro chiacchiere, un paio di foto e via di corsa, non apprezzando quasi mai appieno lo sforzo di chi vuole che tutto avvenga in maniera pressoché perfetta.

Capita così che la gara vera cominci il sabato, senza contare i mesi precedenti per ottenere i permessi. Il circolo del tennis di via Ducati è già in subbuglio per la preparazione. Atleti e non si mettono a disposizione. Ristoro in gara e finale, premi di categoria, pacchi gara, ordine dei pettorali. Tutti gli ingranaggi s’incastrano perfettamente come in una macchina; tutti, nessuno escluso, ha il suo da fare, porta fino alla fine quel piccolo compito che farà da contorno ad una grande gara. Si vince soltanto se si è uniti, i risultati migliori si ottengono con la costanza, con la serietà e soprattutto con la passione.

E’ domenica 5 maggio. È la domenica giusta per sentirsi fieri del lavoro svolto. L’Ostia Antica Athletae indossa il suo abito migliore. Come un maître nel più lussuoso dei ristoranti, questa macchina organizzatrice ha il dovere di accogliere runner ed accompagnatori. Il circolo del tennis comincia a riempirsi. I gazebi delle società podistiche, che prenderanno parte alla gara, nascono come piante viste in un filmato in modalità timelapse. Tutti sono felici, d’altronde una delle meravigliose caratteristiche che caratterizza i runners è il sorriso. Ritirati i pettorali, mantenendo la solita spensieratezza, cominciano a bucare la loro canotta con le spille che brillano a contatto con un timido raggio di sole. I premi in terracotta, rappresentati in piatti ed anfore antiche pitturati a mano, in modo orgoglioso vengono esposti nella zona premiazione, quasi a dimostrare ancora una volta tutto l’impegno nel far sì che questa sia considerata una gara di nicchia.

Ho ottenuto il permesso di correre dalla società. In realtà ho aiutato quanto basta senza affaticarmi troppo, ma ora voglio riscuotere il mio personale premio fatto da applausi ed incitamenti dei miei compagni sotto l’arco di arrivo. Mi seguono tutti sin da quando in punta di piedi entrai in squadra a gennaio. Ho ottenuto ammirazione da parte di alcuni di loro su ciò che ho fatto e per ciò che faccio, quindi ho voglia di ripagare il loro operato con una buona prova. Il sole sembra tener testa alle nuvole nere che cercano di invadere il cielo sopra il litorale. Nulla può contro il vento, che a sua volta nulla può contro i 600 runners agguerriti pronti a sfidarsi a suon di passi. Se lo starter ha il suono della libertà per i runners, in quel preciso istante quello sparo ha, nel direttivo societario, l’inizio di un esame.

Epoche recenti e antiche si fondono in quei 9,750 metri di passione. Un linea cronologica temporale che racchiude più di duemila anni di storia romana. Si parte con la fine dell’Ottocento ed i romagnoli che bonificarono Ostia; pochi metri ed ecco il 1400, la porta d’ingresso alla rocca, le mura sono ancora possenti e Piazza Ravenna ci fa entrare in un piccolo angolo di storia in cui riusciamo a vedere fine quando intravediamo il castello di Giulio II. Sono anche pochi i metri in cui si passa dalla storia recente a quella della Roma Antica. Gli scavi archeologici, insieme a quelli di Pompei, sono i più estesi del mondo. È raro avere occasione di correre in quello che, nel 600 a.C., era l’ingresso via mare a Roma. Correre nella storia, per noi che viviamo ad un passo dallo splendore imperiale romano, è un momento in cui ognuno si nutre di orgoglio. Purtroppo le cose belle durano sempre poco e sono soltanto 3 i chilometri in cui ci è concesso il privilegio di poter ammirare tale bellezza. La riserva a pochi passi dal fiume ci dà l’impressione che invece per il Tevere la storia non sembra mai essere finita. Le campagne sono condizionate da uno sterrato, reso leggermente fangoso per la docile pioggia caduta il giorno scorso. Il vento sfoga il suo rancore sui verdi campi di grano un po’come l’invidia, su chi sta cercando una buona prestazione podistica. Le lunghe vie portano tra un’intersezione e l’altra della riserva naturale. Ogni curva mi ricorda i miei lunghi allenamenti. Quando voglio evadere dal caos mi imbatto, assieme ai miei sogni, in queste polverose vie. Ogni volta hanno un valore diverso: oggi hanno quello di passare una piacevole giornata, domani accoglieranno di nuovo i miei pensieri; sono queste strade ad aiutarmi nel conseguimento dei miei obiettivi sportivi e proprio su queste strade cerco di dare il meglio in questa climatica stramba domenica di maggio. Vedo l’asfalto di Ostia Antica, le piccole strade del quartiere interno mi portano in via Ducati; anziani signori al bar scrutano ogni runner. Interrompono la loro partita di briscola, attenderanno qualche minuto prima che il loro caffè corretto finisca nello stomaco: prima c’è da applaudire chi ha reso importante questa giornata. Negli ultimi 100 metri intravedo le facce delle persone che mi vogliono bene, mi applaudono, scattano foto. Mi giro e mostro la scritta sulla parte posteriore della maglietta sociale, con quel pizzico di presunzione nel rendere onore e mostrare a tutti come l’Ostia Antica Athletae abbia reso gradevole un evento del genere.

La Per Antiqua Itinera è una di quelle gare autentiche. Corri alla Garbatella, il Trofeo Lidense, la Corsa de Noantri, l’Appia Run, per citare quelle poche gare che riescono ad abbinare la storia di un quartiere e la corsa. Una gara genuina organizzata per la quattordicesima volta, ma con la stessa passione della prima edizione. La dimostrazione che la collaborazione tra cittadini ed istituzioni, a volte, premia chi riesce a lavorare con serietà e serenità.

È stata la gara di Mauro, Angelo e Rosario. È stata la gara di Vittorio, Claudio, Simone e Alberto. È stata la gara di Massimo, Pino, Claudia, Giancarlo e Marco. È stata la gara di Ettore, Andrea, Enzo e Luciano. È stata la gara di chi non citerò perché faccio fatica a ricordare tutti i nomi. È stata la gara di chi ha dato anche il singolo 1%, perché anche ciò ha fatto la differenza. Ma soprattutto è stata la gara degli atleti, perché è soprattutto grazie alla loro passione per la corsa se ogni domenica riusciamo far sentire vivi tutti i quartieri di Roma. Oggi abbiamo vinto tutti!

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