Festeggiando San Valentino correndo una maratona

San Valentino è da secoli il santo patrono degli innamorati. Da circa 9 anni invece si è allargata la famiglia degli incurabili innamorati di qualcosa che non deve avere necessariamente le sembianze umane: la corsa.

Marcello mi ferma. Ha un piccolo gazebo nel campo sportivo di Fiumicino, che sarà il protagonista dell’arrivo della Best Woman. Mi chiede se volessi partecipare o meno alla maratona di San Valentino che si sarebbe svolta nella sua città, a Terni. Sono un po’ titubante, in fondo non ho voglia di preparare una maratona visto il poco tempo per gli specifici allenamenti, inoltre devo capire cosa voglio ancora dalla vita, ma leggo nei suoi occhi l’aspirazione e la determinazione che ha nell’organizzare quest’evento. Accetto!

La settimana di San Valentino sta volgendo al termine con l’evento più atteso: la maratona. Ogni anno,  il santo patrono di Terni porta ai ternani una ventata di orgoglio, di allegria e voglia di festeggiamenti. Corso Tacito in tutta la sua lunghezza è un tripudio di bancarelle dalle quali si nota soltanto una fine a Piazza delle Repubblica. Salumi e formaggi tipici di queste zone, che hanno reso gastronomicamente nota l’Umbria in tutto il mondo; mastri cioccolatai di tutta Italia invadono la seconda parte del corso. Orgogliosamente allungano ai passanti un tagliere apposito per l’assaggio della loro dolce creazione.

Arrivo sabato verso l’ora di pranzo con un regionale veloce preso alla stazione Tiburtina. Vengo ospitato in un B&B non poco distante dalla stazione. Prezzo ragionevole ed una gentilezza dei proprietari, rara al giorno d’oggi. Mi butto per le vie del centro. Comincio a scorgere i vari runners, ci notiamo subito per il nostro abbigliamento fluo e perennemente sportivo: tuta e scarpe da running. Nel Corso i vari venditori ambulanti sistemano a festa la loro bancarella. C’è chi già è a lavoro da un bel po’ visto l’orario, proponendo il classico panpepato ternano, ma anche grandi arancini siciliani e dolci sfogliatelle napoletane. Sono a dieta ferrea, ma prima voglio togliermi il pensiero del ritiro del pettorale, poi penserò a come poter sforare leggermente.

Ho il numero 436 ben visibile all’interno di un grande cuore. Il pacco gara è mostruoso, messo all’interno di una busta che reclamava la sua pienezza. Accanto agli addetti ai lavori vengo attratto dalle scintillanti medaglie della maratona di Ravenna. Vengo quasi convinto dall’organizzatore, ma ho altri appuntamenti importanti fino a giugno, per cui il capoluogo romagnolo dovrà aspettare se vuole vedermi a novembre tagliare il traguardo.

Mi prendo qualche libertà: oggi pizza. Ci sono insegne al neon luminose che invitano ad entrare, con all’interno una vetrina che mette voglia di prendere pizza a volontà. Io, probabilmente ancora sotto effetto viaggio, vengo attratto da un piccolo negozio con timide scritte. Paolo è il proprietario, un uomo anziano per il lavoro da pizzaiolo che ancora svolge con assoluta maestria. La pizza mi sembra strana: fina, unta, friabile. Il signor Paolo mi vede leggermente perplesso e mi racconta la sua breve storia e quella della pizza ternana con gli sfrizzoli, più comunemente nota come pizza grassa. Mi piace parlare con queste persone del luogo, si riescono ad apprendere segreti, modi di vivere e vedere la vita di una piccola città. Si apprezza ogni singola parola, ogni singolo fatto è ornato da una spiegazione storica e dettagliata di ciò che rende bello e differente il nostro Paese. Non inghiottisco soltanto i due pezzi di pizza, non avevo soltanto fame arretrata del mio cibo preferito, ma anche di storie da ascoltare e da apprendere, e Paolo, con la bontà di chi ama la vita in primis ed il proprio lavoro poi, aveva sopperito a questa mia piccola mancanza divinamente. Altri runners entrano nella pizzeria. I nostri sguardi vanno direttamente verso il basso per vedere quale tipologia di scarpe indossassimo e di quanto ne sia sgargiante il colore.

Terni non ha la fama di essere una delle città più belle d’Italia. La città dell’acciaio, un polo industriale posto nel centro della penisola, nella quale si possono ammirare molto chiese camminando nei vicoli del centro storico. Non voglio affaticarmi camminando molto, il giorno dopo mi aspettano 42 chilometri di corsa, per cui mi dirigo verso lo stadio Libero Liberati per assistere al match di Serie C tra Ternana e Triestina, dove la compagine giuliana, seconda in classifica, sarà corsara al comunale per due reti a zero. Vengo fermato da alcune signore che, credendomi ternano, mi chiedono come abbiano giocato i rosso-verdi. Abbozzo un linguaggio dialettale consono di questa regione che sembra destare stupore persino a me stesso.

Mi alzo dal letto senza che la sveglia mi avvisi. Come sempre, prima di ogni maratona, non dormo molto. C’è sempre quell’ansia che mi trascino dal momento in cui appoggio la testa sul cuscino e comincio a pensare come correrla, se io abbia i chilometri sulle gambe ed altri milioni di piccoli pensieri che solo un maratoneta può conoscere. Nella sala comune della struttura faccio amicizia con altri ragazzi emiliano-romagnoli che correranno la mezza maratona. Facciamo amicizia velocemente facendo colazione insieme e scambiandoci informazioni utili su altre gare che si corrono sul territorio nazionale. Insieme a loro m’incammino verso la zona gara percorrendo quel chilometro circa che ci distanzia da quello che sarà il nostro immediato futuro giornaliero. Un grande cuore sarà l’arrivo alla fine di Corso Tacito e già con la mente mi vedo mentre taglio il traguardo a braccia aperte. L’organizzazione si presenta impeccabile. Bagni chimici esaurienti, spogliatoi grandi, deposito borse custodito e fotografi in ogni angolo. La partenza è a poche centinaia di metri dalla piazza. Sono consapevole di non avere la distanza della maratona sulle gambe. Ho svolto due mezze maratone, di cui una impegnativa. Non voglio gettare le mani avanti, è la dodicesima 42 km della mia vita, per cui ho imparato a correrla con la testa, gestendo le mie forze senza strafare. Saluto i miei nuovi amici e in particolare Leonardo, un ragazzo vetrallese con il quale l’incontro nelle varie gare podistiche sta diventando un habitué.

Il via avviene tra i tamburi, musiche a tutto volume e, come sempre accade, tra tanti sorrisi. Tengo un’andatura tale che spero possa farmi arrivare sano e salvo al traguardo; per fortuna la piccola salita che porta alla cattedrale di San Valentino è utilizzata soltanto per porre un caloroso ringraziamento al santo patrono. Piccoli falsipiani ci portano a ridosso delle Cascate delle Marmore. Lo scroscio dell’acqua emana una potenza tale che mi fa sentire vivo, l’immagine di quell’enormità naturale mi dà la giusta carica, sono solo all’inizio della gara: il cartello dei 10 km si intravede attraverso la piccola bruma che si crea dinanzi la cascata. Alcuni fotografi appollaiati su dei massi vicino l’ingresso scattano foto ricordo indimenticabili, mentre a qualche corridore viene addirittura la voglia di fermarsi per un selfie.

Cascata delle Marmore

I birilli spartitraffico avvertono i partecipanti della mezza maratona che devono tornare indietro. Io vado dritto per la mia strada ritrovandomi quasi solo ed in compagnia di un verde scenario rurale. La lunga strada asfaltata si snoda ad Arrone. Durante la salita che porta al piccolo borgo, si sentono le stridule grida dei piccoli tifosi che agitano le loro maracas tra le mani e fanno a botte per accaparrarsi un battito di cinque dagli atleti che da poco hanno superato metà gara. Da lì, la strada per l’altro borgo, Ferentillo, non è lunga. La via che attraversa il paesino è stracolma di gente seduta sui muretti, anziani dai balconi ci applaudono ed altri fanciulli ci fanno sentire il loro entusiasmo che sa di genuinità. Posso volare ascoltando quella musica così vera, mentre la gara inaugura la seconda parte prendendo la via del ritorno.

Vengo superato dai pacemaker delle 4 ore, rimango distante circa 200 metri da essi, non li perdo d’occhio fino al 37° chilometro: so che posso farcela a finire una gara dignitosa, il grande è stato fatto e crederci non costa nulla. Aumento il passo quel poco che basta dopo essermi fatto dei calcoli in testa. Salto l’ultimo ristoro, non voglio perdere secondi. Supero parecchi runners che, stremati, hanno deciso di finire la maratona camminando. Vedo Corso Tacito, l’ultimo chilometro ed ho un piccolo vantaggio. La parte destinata agli atleti è transennata ed alcuni tifosi mi incitano a non mollare. Chiudo gli occhi per il dolore alle gambe, per la fatica, perché sto sognando. Allargo le braccia, lo speaker dice il mio nome appena supero quel grande cuore gonfiabile che rappresenta la fine. Una medaglia al collo, che ha il simbolo dell’amore per questa competizione. Sono stremato, prendo la via di casa, romanticamente soddisfatto, innamorato sempre di più della mia cara corsa.

La Maratona di San Valentino ha superato in oltremodo le mie più rosee aspettative. Il motto “Corri per l’Amore” va oltre il discorso sportivo. L’Amore che Marcello e l’Amatori Podistica Terni mettono per l’organizzazione di quest’evento deve renderli orgogliosi. Ogni dettaglio logistico non è lasciato al caso. I problemi che ci possono essere nel preparare una maratona sono centinaia, ma si superano grazie al costante e duro lavoro. Se anno dopo anno questa maratona è sempre più partecipata un motivo ci sarà. Non voglio rilasciare un ipotetico attestato di eccellenza organizzativa per queste persone, perché si può e si deve sempre far meglio, ma voglio cambiare nome a quell’ipotetico attestato, chiamandolo “passione e divertimento”, perché questa città e queste persone hanno saputo regalare a tutti i presenti un weekend o una giornata piena di sorprese e felicità.

Il mio San Valentino è differente!

Al prossimo anno, quando festeggeremo l’edizione numero 10!

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