La Panoramica: da Palombara a Tivoli

È un piovigginoso giorno di febbraio. La Panoramica ha la presunzione di presentarsi come fosse una veterana del circuito podistico romano, invece, questa mezza maratona, ha all’attivo soltanto due edizioni.

Da Palombara Sabina a Tivoli, passando per Marcellina. Tutto qui, verrebbe da dire. Invece quanto mi sbagliavo! Non ci sono asperità assurde da affrontare, non c’è nulla che possa far fermare un runner morto dalla fatica, poiché le salite sono di quelle infami, a tratti tecniche, ma l’ultima di esse è estremamente lunga.

La prima domenica subito dopo la Candelora, centinaia di runners si trovano in quel di Tivoli. Un pullman li porterà a Palombara, dove ad aspettarli ce ne saranno altrettanti. Festanti, chiassosi di felicità, alcuni incuranti di quello che li sta aspettando, alcuni invece lo sanno, ma fanno finta di niente per non rovinare la sorpresa agli esordienti. Delle timide gocce ci bagnano al ritiro del pettorale vicino alla Casa della Salute di Palombara. Che sia un avvertimento?

Una strada in discesa dopo lo start, un piccolo affollamento ed un’altra discesa, che poi dovremmo ripercorrere in salita; tutto ciò per allungare il percorso. L’incontro faccia a faccia subito dopo il tornante crea divertimento tra i runners che s’incontrano di nuovo con i loro compagni di squadra o amici. Tutto è bello, tutto è sano, la fatica è ancora minima e tutto sembra asciutto, perché la pioggia per qualche ora ha dato tregua ai circa 700 podisti.

La durevole strada per Marcellina, dove ha avuto luogo la partenza per la 10 km, è caratterizzata da qualche falsopiano addolcito da piccole discese che sono sempre ben gradite per sciogliere qualche muscolo. Mi sento leggermente in forma, non me l’aspettavo. La piccola influenza non mi ha aiutato durante la settimana, ma avverto nelle gambe la possibilità di portare a casa la gara sotto l’ora e cinquanta minuti. Per me sarebbe stata un’ottima prova e continuo a crederci, anche se, la lunga discesa subito fuori Marcellina, sia soltanto uno specchietto per le allodole su quello che sarà il proseguo della gara. Nuvole nere all’orizzonte, un piccolo vento in prossimità del ponte della ferrovia fa in modo che rallenti l’andatura, mentre a pochi chilometri dal termine vengo raggiunto da due pacemaker che m’incoraggiano vedendomi in netta difficoltà. Il falsopiano aspro e continuo ha cominciato a farsi sentire; le gambe non vedono l’ora di riposarsi ed uno dei fotografi immortala una mia smorfia dovuta dalla fatica. La pioggia nel frattempo ha ripreso il suo lavoro domenicale annunciandoci che all’arrivo è prevista una situazione ancora peggiore.

Tivoli

Comincio a sentire in lontananza gli speaker che si complimenta a gran voce con gli atleti, richiamandoli a gran voce proprio mentre tagliano il meritato traguardo. Non mollo. La pioggia, come spesso accade, riesce a caricarmi. Nonostante la salita, che nell’ultimo chilometro dà il meglio di sé, vado per la mia strada aumentando addirittura l’andatura sotto la pressione vocale del pacemaker. Taglio la meta con uno scroscio d’acqua degno del miglior temporale. Sono stremato, malgrado tutto riesco a godere dell’ottimo ristoro all’inizio del borgo, appostato esattamente subito dopo il ponte che affaccia sulla cascata. Chi preferisce piccoli croissant, chi frutta e chi si getta prepotentemente su un bel piatto di penne al pomodoro. Finisco come sempre per ingurgitare qualcosa di dolce, ne sento il bisogno fisico, dopodiché vado alla ricerca del mio zaino.

Una pioggia incessante, neppure un gazebo. Purtroppo quando si fa qualcosa fatta bene, va a finire che si noti inevitabilmente quella fatta male. Tutti gli zaini degli atleti sono sul marciapiede, sotto l’acqua, senza un tendone o una pensilina che possa ripararli. Poteva essere una gara quasi perfetta, ma non lo è stato per questo ultimo e non trascurabile dettaglio.

Nel complesso La Panoramica Half Marathon è un’ottima gara/allenamento. Tecnica e suggestiva: quello di cui un runner ha bisogno per divertirsi e sentirsi vivo. Non è una gara da personal best, si può andare tranquillamente in vistosa sofferenza, ma la medaglia subito dopo tagliato il traguardo mette il sorriso in un batter d’occhio. Al prossimo anno. In fondo non c’è due senza tre!

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