Campo Base Everest: 22 giorni di puro trekking

Tanti provano a scalare l’Everest, pochi ci riescono! Quelli che non se la sentono, che non possono permettersi a livello economico una tale avventura, arrivano al Campo Base Everest, posto a 3365 metri d’altitudine e a Kala Pattar, a 5550 metri, per vedere da un’egregia posizione il top del mondo.

Ci sono varie strade, o meglio vari inizi per arrivare alla destinazione desiderata. Ognuno sceglie a modo suo quello che più gli aggrada, considerando per l’appunto il portafoglio, giorni di viaggio e fatica. Alcuni preferiscono volare da Kathmandu a Lukla; c’è chi invece preferisce fare qualche giorno in più di cammino arrivando con una jeep dalla capitale fino a Salleri o meglio fino a Phaplu, per poi cominciare il trekking da questa piccola cittadina; oppure, come il sottoscritto, potrete cominciare la vostra fantastica avventura da Jiri Bazaar, dove inizia il cammino originale, arrivando con un bus locale, in un viaggio non del tutto confortevole (il peggiore della mia vita). Durante quest’esperienza, od organizzandosi prima, si può effettuare questo cammino passando da Gokyo, ammirando l’Everest da un’altra posizione, oppure facendo i 3 passi (Renjo, Cho-La, Kongma-La). Ci sono varie soluzioni, ed ognuna di esse ha sicuramente il suo fascino.

Ho svolto il trekking verso la fine di marzo, trovando quasi tutti i giorni bel tempo; qui di seguito scriverò il mio personale itinerario composto da 22 giorni/tappe. Nelle ore impiegate sono compresi almeno uno stop lungo ed altri mini-break, mentre il chilometraggio è stato preso con un orologio da running. Il mio consiglio è ovviamente quello di alzarsi al mattino presto, in prossimità dell’alba, o subito dopo, facendo una buona e ricca colazione e cercando di camminare il più possibile la mattina, in quanto il pomeriggio il meteo peggiorerà leggermente, tendendo ad annuvolarsi.

1° GIORNO: da Jiri Bazaar a Bhandar, 10 ore (25 km)

Circa 9 ore di bus da Kathmandu mi hanno portato a Jiri Bazaar (1950 mt), dove l’indomani ho cominciato il mio trekking. Jiri è leggermente poco più alta con i prezzi nei lodge (circa 500 rupie per una stanza doppia); lungo il cammino, incontrando altri villaggi, s’incontrano alloggi più economici. In circa 3 ore di cammino si arriva a Shivalaya (1770 mt) dove ci sarà il primo check-point: qui si paga l’ingresso per l’Area Protetta di Gaurishankar (2000 rupie); questo permesso potrete anche ottenerlo all’ufficio turistico di Kathmandu. Archiviate le piccole pratiche burocratiche, il primo vero step in salita da affrontare è il passo Deurali posto a circa 2400 metri. Da qui arrivare a Bhandar è molto semplice: una discesa non molto ripida porta fino ai 2200 metri. Arrivato a Bhandar ho soggiornato nella parte bassa, distante poco più di 1 km rispetto ai primi lodge che s’incontrano.

2° GIORNO: da Bhandar a Sete, 4 ore (18 km)

Questa giornata è stata caratterizzata dalla pioggia. Partendo da Bhandar, ci sono due vie: una vecchia ed un’altra nuova. Gli abitanti del posto sono sicuramente meglio di un GPS e mi hanno consigliato quale strada prendere. Da questo villaggio, dopo circa 3 ore di cammino, arrivato a Kinja, posta a poco più di 1600 metri, ha cominciato a piovere senza sosta per circa 2 ore e 30 minuti. Ho continuato per circa un quarto d’ora, dopodiché mi sono fermato nel minuscolo villaggio di Chimbu, dove ho passato del tempo con una famiglia sherpa, condividendo dei graziosi momenti. Una sosta forzata, ma anche strategica, è stata fatta a Sete, che si trova a 2600 metri, quindi il dislivello si fa sentire. Continuando a piovere ho deciso di sostare nella notte in questo villaggio.

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3° GIORNO: da Sete a Junbesi, 9 ore (19 km)

Partendo da Sete, almeno metà tragitto sarà tutto in salita. Partendo dai 2600 metri, si trovano nell’ordine i villaggi di Dakachu (2980 mt) e Goyam (3200 mt), prima di arrivare ai 3530 metri del passo Lamjura-La. Durante questa prima parte si è ripagati da un bellissimo panorama e per la prima volta s’incontra la neve. Su nel passo è abbastanza ventilato, ma il sole scalderà abbastanza, ed una sosta pranzo o tè, prima di scendere, nell’unico piccolo locale presente, è una buona opzione. La discesa è alquanto ripida e si è accompagnati dalla vista di una foresta di rododendri prima di arrivare a Junbesi (2700 metri). Questo villaggio è un buon punto di riferimento essendo abbastanza abitato rispetto a tutti gli altri.

4° GIORNO: da Junbesi a Jubing, 10 ore (31 km)

Cercando di guadagnare del tempo, dopo quello perso nel secondo giorno, ho compiuto una pazzia camminando per molti chilometri, che poi si è rivelata controproducente a livello fisico, non sapendo che tipo di altimetria andavo ad affrontare. In effetti la giornata è caratterizzata da continui saliscendi. Si parte dai 2700 metri di Junbesi fino a Phurteng (3050 metri), dove, nuvole permettendo, si riesce a vedere per la prima volta l’Everest (io non sono stato fortunato). Archiviata l’ipotetica magnifica vista, si scende leggermente verso Salung e Ringmo, per arrivare al passo Taksindu-La, posto a 3070 metri. Volendo si può sostare per una notte sia al passo che al villaggio, subito dopo lo scollinamento, e visitare il famoso monastero. La discesa che porta alla graziosa Jubing, è veramente lunga, ripida e fangosa. Si passa per Nunthala (2330 metri), dove il traffico di muli lungo il percorso fa perdere abbastanza tempo. Per arrivare a destinazione si scende ancora, fino a 1680 metri, questo perché si deve oltrepassare il fiume.

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5° GIORNO: da Jubing a Paiya, 7.30 ore (18 km)

Non riuscendo ad arrivare a Lukla, cercando di acquistare un giorno, ho deciso di soggiornare a Paiya, dopo che il mio fisico mi ha letteralmente mollato, pensando di rifare nuovamente altri 30 km. Ovviamente trovandomi a Jubing, a 1680 metri, la giornata è caratterizzata da una continua salita che passa prima per Kharikhola, dove visitare un bel monastero posto alla fine di una lunga scalinata, e Bupsa, prima di arrivare ai 3150 metri del passo Kari-La. Si scende fino a Paiya (2730 mt), lungo una discesa non propriamente semplice dovuta al fango creato dal continuo passaggio degli asini che trasportano ogni tipo di oggetto.

6° GIORNO: da Paiya a Lukla, 4 ore (16 km)

Finalmente si arriva a Lukla con un saliscendi abbastanza articolato, passando per Surke (2300 mt) fino ai 2840 metri di Lukla. Questa “città” è il primo punto di riferimento per i trekkers. Qui infatti si trova il famoso aeroporto Tenzing-Hillary, uno dei più pericolosi del mondo. Molte persone prendono il piccolo aereo da Kathmandu e cominciano qui il loro trekking verso il campo base Everest. Essendo una base molto rinomata, si trovano locali, pub, shop per articoli tecnici per la montagna, bakery e piccoli negozi nei quali comprare degli snack lungo il percorso, visto che più si va in alto, più i prezzi salgono. Un particolare consiglio è quello di acquistare del pane in cassetta e del formaggio di Yak (non lascerà nessun cattivo odore dentro lo zaino), in modo da risparmiare i soldi del pranzo per almeno 3-4 giorni. A Lukla c’è il primo check-point dal quale acquistare il Permesso Trekking (Trekking Permit) al costo di 2000 rupie ed il biglietto d’ingresso per il Parco Nazionale del Sagarmatha che costa 3390 rupie (circa 33 euro). Ovviamente questi permessi, come accaduto per quelli precedenti a Shivalaya, possono essere acquistati all’ufficio turistico di Kathmandu.

7° GIORNO: da Lukla a Monjo, 4 ore (13 km)

Si scende e si risale. Dai 2840 metri di Lukla, scendendo qualche centinaio di metri, s’incontrano alcuni piccoli villaggi lungo il percorso, composti perlopiù da lodge e ristoranti: Chheplung e Phakding su tutti. A Monjo, posta su per giù alla stessa altitudine di Lukla, c’è l’ingresso principale del parco nazionale dell’Everest. Anche qui si possono fare i due permessi citati precedentemente, ma, ottenendoli il giorno prima, ho risparmiato la fila, facendo così solamente soltanto un piccolo controllo. Facendo questi permessi a Kathmandu, a Lukla o a Monjo, non si paga nessun sovrapprezzo.

8° GIORNO: da Monjo a Namche Bazaar, 2.30 ore (8 km)

Namche Bazaar è forse il vero punto di riferimento di tutto il trekking. È posta a 3450 metri, è una cittadina molto turistica, ma è anche molto carina e movimentata. Da Monjo il dislivello è di 600 metri, ma in compenso i chilometri percorsi non sono molti, quindi non c’è bisogno di fare nessun’alzataccia all’alba, prendendosela con calma. Poco prima dell’arrivo nel paese, e dell’ennesimo check-point, c’è un punto di veduta dell’Everest, sempre per i più fortunati che non troveranno le nuvole a coprire; ovviamente il sottoscritto non l’ha visto neppure qui. Namche Bazaar non ha bisogno di presentazioni e trovare un posto letto economico è molto semplice, purtroppo i ristoranti sono leggermente alti con i prezzi.

9° GIORNO: acclimatazione a Namche Bazaar

Durante questo giorno, veramente utile per trovare la giusta acclimatazione ed abituarsi all’altitudine, si può far visita ai villaggi circostanti facendo un loop più lungo o uno più corto. Io ho optato per quello corto passando per Syangboche e Khumjung, arrivando così a poco più di 3700 metri, ma escludendo Khunde. La giornata odierna vi rimarrà impressa nella mente, perché ci sono dei suggestivi punti di veduta dell’Everest, del Lhotse e dell’Ama Dablam che svetta sulla vallata. La vista è senza dubbio fantastica e ne rimarrete affascinati. Ci sono vari punti da cui assistere al panorama, tra cui l’affollato Everest View Hotel, famoso per essere il terzo hotel al mondo per altitudine. Io ho preferito sedermi su di un piccolo masso e gustare in santa pace per circa un’ora quello spettacolo naturale. Ovviamente il consiglio è quello di arrivare presto, in quanto verso le 9.30-10 del mattino comincia ad annuvolarsi.

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10° GIORNO: da Namche Bazaar a Tengboche, 4 ore (14 km)

Non è molto faticoso arrivare a Tengboche a 3860 metri, se non nell’ultima parte di percorso. Questo villaggio, composto da 5-6 lodge con ristorante ed un monastero abbastanza rinomato, nel pomeriggio vi farà trovare un sottile strato di nebbia, che al calar del buio diventerà più compatta. Prima dell’ultima e principale salita, ci sarà un altro check-point a ridosso del bivio per andare a Phortse Thanga, per chi volesse intraprendere la via per Gokyo. Da Tengboche i prezzi cominciano a lievitare, non tanto per dormire, quanto per mangiare, per farsi una doccia calda e/o per ricaricare batterie di dispositivi elettronici; quest’ultimo talvolta non disponibile se il tempo durante il giorno sia stato brutto in quanto i lodge utilizzano i pannelli solari per l’elettricità.

11° GIORNO: da Tengboche a Dingboche, 4.30 ore (14 km)

La salita comincerà ad essere sempre continua fino alla fine. La piccola discesa per Deboche sarà soltanto uno specchietto per le allodole, perché subito dopo si sale, prima a Pangboche, dove è presente un monastero con all’interno alcuni resti dello Yeti, poi si arriva ai 4000 metri di Shomare e da qui il bivio: per Periche o per Dingboche. Personalmente ho preferito andare a quest’ultimo villaggio per una migliore acclimatazione, essendo a 4400 metri, contro i 4200 del primo. Da qui il paesaggio comincerà il suo mutamento, infatti la natura diventerà molto più ostinata e si troveranno sprazzi di neve, poche piante, corsi d’acqua ghiacciati e rocce su rocce.

12° GIORNO: da Dingboche a Chhukung, 1.30 ore (6 km)

Quasi tutti i trekkers effettuano il giorno di acclimatazione a Dingboche, andando a Chhukung (4730 mt) per pranzo, e tornare indietro. Io ho optato per spostarmi direttamente con tutto il mio zaino e dormire in questo piccolo villaggio, in quanto il giorno dopo avrei affrontato il passo Kongma-La ed effettuare meno strada.

13° GIORNO: da Chhukung a Lobuche, 9.30 ore (15 km)

Questo è stato sicuramente il giorno più difficile di tutto il trekking, almeno lo è stato per me. Da Chhukung per Lobuche, se si vuole intraprendere la via del passo Kongma-La, posto a 5535 metri, si deve fare i conti con una scalata notevole ed un meteo veramente ostinato. Durante la salita, durata circa 4 ore, ha cominciato a nevicare in maniera insistente. Arrivato in cima, già stremato, una vera e propria tormenta mi ha tenuto compagnia per tutta la discesa. Il pendio, che porta verso i laghi ghiacciati, è a picco, pieno di neve e alquanto pericoloso. Sono caduto circa 30 volte, in quanto non avevo i bastoni da montagna e le impronte delle persone che mi precedevano si erano cancellate durante la tempesta di neve. Ho avuto paura, ma sono riuscito a scendere in maniera lenta. Finita la dura discesa s’incontrano i laghi ghiacciati, da qui seguite le piccole colonnine fatte da sassi che vi indicheranno il sentiero. Dopo un’ora di su e giù su rocce bagnate ed aver passato 6 ore sotto la neve, sono riuscito ad arrivare a Lobuche. Qui è difficile trovare posto per dormire se si arriva in ritardo ed i prezzi sono molto alti calcolando che il villaggio si trova a 4900 metri.

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14° GIORNO: da Lobuche a Gorak Shep, 2 ore (6 km) poi Campo Base Everest, circa 3 ore A/R

Sicuramente le fatiche sono ripagate da una vista sensazionale delle montagne innevate. Le due ore per arrivare a Gorak Shep non sono faticose e s’incontra solamente il passo Lobuche, una piccola ascesa di 200 metri. Quello che più snerva di questa giornata è il camminare in mezzo al fango, dovuto alla neve squagliata ed al traffico di turisti lungo il percorso. Gorak Shep si trova a 5140 metri, ci sono 6 lodge, le persone sono molte, i prezzi lievitano e trovare un letto è arduo. Sono stato abbastanza fortunato evitando di andare in quelli in primissima posizione, scegliendo quelli arretrati e meno visibili, trovando così un posto dove dormire e mangiare. Posato lo zaino mi sono diretto al famoso e tanto ambito Campo Base Everest a 5365 metri d’altitudine. Sicuramente questo è il primo punto di arrivo e le bandierine tibetane vi daranno il benvenuto. La gente è tanta, ma se partite nel primo pomeriggio da Gorak Shep, in circa un’ora e mezza arriverete al campo base e ci saranno sicuramente molte meno persone. Da qui una passeggiata in mezzo alle tende gialle che svettano nel bianco candido della neve, qualche foto e si ritorna indietro in meno di un’ora. Ci sarà molta probabilità di incontrare una nevicata.

15° GIORNO: Kala Pattar, 3 ore, poi da Gorak Shep a Pangboche, 7 ore (22 km)

Kala Pattar vale quanto il Campo Base Everest, per me anche di più. Mi sono svegliato molto molto presto, per salire fino alla sommità dei 5550 metri per vedere l’alba sull’Everest. La vista del massiccio himalayano da qui è paradisiaca, un panorama senza eguali. Si rimane a bocca aperta, la soddisfazione per essere arrivati sarà tanta e farete fotografie a profusione. Da qui, oltre a vedere i famosi 8848 metri del top del mondo, vedrete cime come: il Nuptse, il Lhotse, il Lhola ed il Changtse, tutti alti più di 7000 metri, oltre a vederne altri minori che superano i 6000 metri. Sicuramente un momento grandioso, che però durerà almeno un paio d’ore. Una volta sceso ho ripreso lo zaino e mi sono diretto a Pangboche (3930 mt). Al ritorno a Lobuche c’è l’ardua decisione se dirigersi verso Gokyo ed il passo Cho-La, ma la maggior parte delle persone consiglia di andare con una guida, in quanto leggermente pericoloso a causa del ghiaccio.

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16° GIORNO: da Pangboche a Namche Bazaar, 5 ore (19 km)

Il modo e la velocità in cui si scende è veramente assurda. Ovviamente il corpo, essendo abituato ormai all’altitudine, non avrà problemi. Volendo si può continuare a scendere, superando Namche Bazaar ed evitando i turisti, ma, essendo un buon punto, ne ho approfittato per farmi una doccia calda, dopo un bel po’ di giorni, e bere un caffè “decente”, vista l’astinenza.

17° GIORNO: da Namche Bazaar a Lukla, 6.30 ore (24 km)

Dai 3450 di Namche Bazaar ai 2840 di Lukla, senza sosta, in completa discesa. Da una città di riferimento all’altra. Per Lukla vale lo stesso discorso di quella precedente: qui caffè, doccia calda, lavaggio vestiti, ecc. sono le attività post-trekking principali. Da Lukla, a seconda della vostra economia personale e del tempo a disposizione, si può prendere l’aereo (prezzo varia dai 120 ai 140 dollari) o l’elicottero per tornare a Kathmandu; questi sono gli unici due mezzi disponibili per raggiungere Lukla.

18° GIORNO: da Lukla a Kharikhola, 9 ore (28 km)

Un piccolo forcing passando per Surke, Paiya e Bupsa, facendo numerosi saliscendi e trovando sulla strada un notevole traffico di muli e una strada fangosa per quasi tutto il tragitto. Kharikhola è un villaggio autentico, ancora parzialmente intatto. Infatti non si trovano soltanto lodge e ristoranti, ma anche vecchie botteghe, bambini che giocano e anziani che raccolgono e preparano la legna per l’inverno. Si coltiva molto grano e, lungo le sue piccole strade, si trovano signore con le loro ceste che fanno su e giù. Secondo me è una buona sosta strategica, anche se abbastanza stancante.

19° GIORNO: da Kharikhola a Taksindu, 6.30 ore (18 km)

La lunga discesa fino ai 1680 metri di Jubing, poi la terrificante salita fino al passo Taksindu-La ai 3070 metri. 1400 metri di dislivello, facendo una sosta a Nunthala, prima di affrontare la salita, che all’arrivo al passo si farà sentire sulle gambe. A Taksindu è quasi sempre nuvoloso, ma se dormite subito, oltrepassata la sommità (ci sono solo 2 lodge) e non al villaggio, la mattina presto potrete gustarvi un bel panorama. Attenzione alle zecche!

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20° GIORNO: da Taksindu a Junbesi, 4 ore (16 km)

Ho deciso di raggiungere Junbesi, perché se si capita in questo periodo dell’anno (metà aprile), con molta probabilità capiterete durante il capodanno nepalese. Junbesi, essendo leggermente più grande, festeggia a modo suo quest’evento. Avevo lasciato parte dei miei bagagli nel lodge, in modo da avere meno peso durante il trekking, e perché avevo intenzione di tornare per vedere la festa. Da Taksindu la strada è fatta da piccoli saliscendi non particolarmente impegnativi e si passa per Ringmo. In quest’ultimo villaggio c’è il bivio per Phaplu e/o Salleri. La si raggiunge a a piedi in circa 3 ore, oppure, in caso di pigrizia, si può prendere la jeep al costo di 500 rupie (1 ora).

21° GIORNO: capodanno nepalese a Junbesi

Quest’anno il capodanno per il 2075 è capitato il 14 aprile. A Junbesi si festeggia per circa 5 giorni nel piccolo monastero. Parate in maschere tradizionali, preghiere e competizione di danze sherpa. Qui le persone sono veramente semplici, tanto che non c’è molto alcool e casino tra le strade. Per tradizione si mangiano i MoMo, i classici ravioli nepalesi ripieni di carne. Obiettivamente non ci sono molte attrazioni, quindi una passeggiata di 30 minuti per andare al monastero sito più in alto potrebbe essere una soluzione per passare del tempo.

22° GIORNO: da Junbesi a Phaplu, 2.30 ore (13 km)

Il percorso dell’ultimo giorno è abbastanza noioso in quanto si segue la strada sterrata principale che porta a Phaplu. La mattina presto, tra le 7 e le 8, in un’ora e al costo di 400/500 rupie, le jeep fanno da spola da una paese all’altro. Personalmente ho deciso di finire camminando questo lungo trekking, e, arrivato a Phaplu, ho optato per una jeep collettiva che mi riportasse a Kathmandu al costo di 1400 rupie (circa 11 euro). La strada non è molto dissestata e s’impiegano circa 7-8 ore a seconda del traffico in prossimità della capitale.

ALCUNE INFORMAZIONI:

Alcuni consigli utili per chi volesse avventurarsi. Sia a Kathmandu, che a Lukla, che a Namche Bazaar, fate scorta di piccoli snack del tipo: biscotti, cioccolata, pane, frutta secca, bustine di tè e perché no, anche del formaggio. Durante il percorso potreste avere fame, oppure dopo cena. Salviette umide, carta igienica e pasticche per depurare l’acqua sono quasi indispensabili. Le prime, in quanto vi capiterà di non farvi la doccia per giorni (io l’ho fatta 6 volte in 22 giorni) e quindi lavarvi con quelle sarà già qualcosa; la seconda, in quanto fare scorte di bottiglie d’acqua è controproducente, sia per il costo che troverete piano piano che salirete, sia per lo spazio e peso nello zaino, che consiglio tra gli 8 ed i 10 kg. Una pasticca va bene per un litro ed una volta riempita dal rubinetto o da qualche fonte, aspettare mezz’ora per bere. Io non ho acquistato un pannello solare da utilizzare come power bank, ma se avrete l’occasione, compratelo.

C’è una regola non scritta per il lodge, ovvero: dormire costa poco, mangiare leggermente di più. Ovviamente queste persone guadagnano sul cibo e quindi se non consumerete all’interno del ristorante del lodge, pagherete la stanza come se avreste mangiato ugualmente. Il Nepal a livello gastronomico non offre un granché: quello si mangia è il classico Dal Baht, ovvero riso con verdure saltate e zuppa di lenticchie; questo pasto quasi sempre vi permetterà di avere un bis. A seguire patate fatte in ogni tipo, zuppe, noodles, involtini primavera e MoMo. Ordinando la cena in anticipo, generalmente per mangiare verso le 18.30/19.30, si risparmierà la lunga attesa per avere la pietanza. Stessa cosa vale per la colazione, da ordinare la sera prima. Nelle cucine si preparano i cibi con un solo fuoco a legna, quindi uno alla volta, rischiando di aspettare anche un’ora.

Il sacco a pelo ed una torcia sono quasi indispensabili. Il primo, oltre a proteggere voi dal freddo, proteggerà anche le batterie del cellulare, fotocamera, e altro, in quanto il freddo consumerà carica alle stesse.

Il budget giornaliero varia a seconda dell’altitudine. Più si sale, più si spende. Considerate un budget che va dalle 1500 alle 2000 rupie per poi salire fino a 3000 rupie (dagli 11 ai 24 euro), calcolando stanza, colazione, pranzo (a volte), cena. Per chi non amasse andare in giro con molto denaro contante addosso, dovrà farsene in parte una ragione; prelevare negli ATM (bancomat) a Kathmandu è d’obbligo. Non ci sono sportelli a Lukla, se vorrete dei soldi gli alberghi potranno fungere da ATM, ma pagando una commissione abbastanza alta; il mio consiglio sarà quello di prelevare a Namche Bazaar che dispone almeno di 5-6 sportelli bancomat, l’unica città di tutto il trekking che ne dispone.

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Io ho svolto il trekking senza una guida. La pericolosità in montagna c’è sempre, anche se i sentieri sono ben delineati ed il rischio di perdersi è veramente basso. Una persona locale, che conosce bene i posti e sa dove dormire accompagnandovi ovunque, avrà un costo di 25 dollari al giorno (se in piccolo gruppo la spesa è irrisoria). Ci sono anche i porter, che costano di meno, che porteranno il vostro zaino per tutta la durata del trekking. Io ho trovato un ragazzo francese all’inizio della mia avventura a Jiri in modo da avere compagnia, dividere i costi della stanza e non essere solo se fosse accaduto qualcosa di grave.

Questo itinerario è basato sulla mia esperienza personale, non deve essere una guida, ma è utile per attingere informazioni. Sicuramente si tratta di una delle cose più belle che abbia mai fatto in tutta la mia vita ed il consiglio che posso dare è quello di avventurarsi, con o senza guida, anche se non si ama in modo particolare la montagna, perché un’esperienza del genere può solo che far bene a noi stessi.

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