2 mesi in India (per ora) possono bastare

Il nord indiano si stava comportando con me in maniera seccante. Gli imprevisti continuavano anche all’arrivo a Mcleod Ganj, situato nella parte alta di Dharamshala, nell’Himachal Pradesh. Stavolta arrivai con un bus locale alquanto scomodo, d’altronde questi mezzi raramente sono confortevoli, e prenotai uno dei pochi ostelli economici presenti in quel piccolo paesino. Al mio arrivo il receptionist, un giovane ragazzo, che al mio ingresso in ostello era in preda a concludere un sudoku, mi comunica che la mia prenotazione risulta sui loro sistemi, ma che purtroppo non possono darmi un letto essendo andati in over-booking a causa di un bug informatico. Cortesemente chiedo se il problema potesse essere risolto in qualche modo, ma il tizio sistema tutto con un “sorry sorridente” ed un “cercati un altro posto”. Avevo il nervosismo arretrato da Jammu, e con una calma apparente gli dissi che il problema dovevano risolverlo loro e che avrebbero dovuto trovarmi una sistemazione altrimenti non me ne sarei mai andato; non importasse come e dove, un tetto o un letto dove passare la notte. Il ragazzo, chiamandomi come fossi un suo amico, mi mette una mano sul braccio e mi invita ad andar via. “Non toccarmi e non sono amico tuo!”, esclamai. Rimase di stucco, e con lui gli altri viaggiatori presenti in attesa. Mi guardò in silenzio qualche secondo, prima di darmi una stanza singola, sicuramente rimettendoci denaro, ma salvando quantomeno la faccia.

Nella stanza c’era un freddo polare, non ebbi il coraggio neppure di svestirmi, ma solo di lavarmi i denti ed infilarmi sotto due coperte che insieme credo pesassero 10 kg. Il mattino seguente, credendo di trovare qualche pinguino od orso polare accanto a me, andai con altri ragazzi/e provenienti da Brasile, Russia e Germania, conosciuti il giorno prima in ostello, per fare trekking sul monte Triund. Insieme e con assoluta calma affrontammo la salita che portava alla sommità. Dai 1800 metri di quella piccola cittadina, arrivammo ai 3400 metri, fermandoci numerose volte. Durante il tragitto aiutai una ragazza che stava accusando l’altitudine, la sua era più paura, ma capii inoltre che stava andando in calo di zuccheri. Comprai del Gatorade e dei biscotti al cioccolato, la rassicurai e le dissi che la destinazione era vicina. Prese coraggio, arrivò in cima, mi ringraziò e si mise a piangere.

Dall’alto del Triund la vista era paradisiaca. I ghiacciai davanti a noi emanavano potenza e la soddisfazione di essere arrivati lassù, con il minimo sforzo, mi faceva anche ben pensare al trekking più duro che avrei dovuto affrontare in Nepal un mese più tardi. Poco distante dal punto di accesso della montagna, quasi nascosto dalle rocce, le piccole bandierine tibetane libravano al vento, dando un senso di quietudine grazie a quel leggero suono di stoffa. Fu una bella giornata positiva, sportiva e di condivisione. Forse quei precedenti giorni pieni di sventure stavano terminando e con loro tutta la negatività accumulata. Il giorno dopo con due dei quattro ragazzi ci dedicammo alla visita del piccolo paese, famoso per essere un rifugio per gli esiliati tibetani. Oltre alla presenza del palazzo dei Dalai Lama, al proprio interno si trovava anche il museo dedicato al Tibet. Trovai questa visita fastidiosa per tutte le ingiustizie che sin dagli anni ’50, periodo dell’occupazione della Cina, questo popolo ha dovuto subire. Mi mise tristezza, guardando ogni immagine presente sui muri con profondo disprezzo e comprensione. Mangiammo in un ristorante tibetano in onore di quella visita, fu la prima volta e ne rimasi colpito dal buon gusto.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Nell’Himachal Pradesh c’era l’imbarazzo della scelta su quale città scegliere per continuare il mio tour nel nord, ed insieme ad Olga, una ragazza russa, partimmo alla volta di Manali. Le otto ore di viaggio non ci fecero paura, ma ci resero stanchi. Mentre lei prenotò una sistemazione al centro della parte vecchia, io avevo optato per una guesthouse leggermente fuori dall’abitato. Non sapendo neppure dove si trovasse, uno dei proprietari mi venne incontro con una torcia e, facendo una stradina ripida tra le rocce, arrivammo in un luogo dove si poteva sentire il rumore del torrente. Fui accolto amorevolmente da quella giovane coppia che gestiva la struttura. Mangiai una trota fritta, pescata il giorno stesso nel fiume e mi diressi nel dormitorio. Faceva freddo. La stanza aveva come pareti delle tende plastificate, e dovetti, prima accendere la stufa a legna, presente nel dormitorio, con delle pigne e qualche ciocco, poi fare riferimento al sacco a pelo. La scelta di utilizzarlo fu saggia e con le coperte che avevo riuscii a resistere ai -5 gradi notturni di Manali.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Il mattino seguente con la luce di un bel sole, riuscii ad apprezzare quel posto. La mia mente tornò immediatamente indietro nel tempo, assimilando quel luogo come quello di Otres Beach in Cambogia, con l’unica differenza che lì ci fosse il mare. L’energia positiva che sentivo emanare stavolta fu vera. Gli 8 cuccioli di cane oltretutto mettevano una sana allegria; la signora anziana che portava il latte appena munto dalla sua mucca la mattina stessa mostrava un’immagine lieta di quel posto. Mi sentivo bene ed andai verso la piccola parte vecchia di Manali. Scoprii che l’alta stagione sarebbe arrivata verso maggio e le numerose attività chiuse ne erano l’esempio a causa dei pochi viaggiatori presenti. Tra tutte quelle saracinesche abbassate, scovai un signore con uno spinello di fronte al suo negozio. L’insegna scritta a mano con un pennarello blu recitava: “English Bakery”. Al proprio interno una sola piccola vetrina in legno con tre ripiani e targhette scritte anch’esse a mano: croissant, cake, cookies. Decisi di non soffermarmi in quei miseri dettagli, in fondo l’abito non fa il monaco e, visto che non avevo fatto colazione, optai per un chai ed un cornetto al cioccolato. Il risultato fu che tornai in quel minuscolo locale per gli ulteriori 4 giorni assaggiando tutto ciò che preparasse.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Con Olga, la ragazza russa, scambiatoci i contatti sul bus, ci diamo appuntamento l’indomani per andare alla Solang Valley, una stazione sciistica che si trova a 10 km da Manali. Non essendo amante della neve, essendoci stato al massimo tre volte in tutta la mia vita, mi presento sulla vallata imbiancata con un vestiario non adatto alla situazione: leggins, jeans e felpa. Alla fine non avevo intenzione di rotolarmi, ci scappò giusto qualche palla sul corpo e qualche foto. Lì per lì pensai che giustamente la neve mancava nel mio viaggio: avevo visto di tutto e questo mancava nel mio splendido elenco. Sebbene la vallata non sia stata il massimo, avevo comunque passato una giornata diversa. Ritornai a Manali, nell’ostello, mangiando degli involtini ripieni di verdura sulla via del ritorno. Faceva freddo ed il vento cominciò ad ululare tra la tenda del dormitorio. Chiusi poco gli occhi quella notte anche perché uno dei cani si era accovacciato in fondo alle mie gambe e non aveva intenzione di spostarsi.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Decisi di rimanere ancora un giorno in quel piccolo paradiso montano. Avevo nel frattempo stretto amicizia con una donna olandese, che, mollando tutto nei Paesi Bassi, aveva deciso di trasferirsi in montagna per fabbricare mozzarelle e dolci al latte. Feci amicizia un po’ con tutto il vicinato, vedendo come adulti e bambini si cimentassero con delle improvvise partite di cricket nel piccolo viottolo. Mi trovavo bene e cominciai a pensare ai mesi successivi ed a cercare ispirazione per un mio futuro libro. Ero nel posto giusto, con la compagnia giusta e l’atmosfera era rilassante.

Purtroppo il giorno seguente, prima dell’alba, presi l’ennesimo bus che mi avrebbe portato a Chandigarh. In realtà in questa città sembrava essere altrove tranne che in India. Strade larghe, spazi verdi, traffico non stressante e persino pulizia, rendevano la città progettata dal famoso architetto Le Corbusier un piccolo gioiellino. Stetti il necessario per prendere il giorno dopo un altro bus.

Arrivai ad Haridwar in serata. Persi la cerimonia serale che si teneva nel Nar Ki Pauri, a ridosso del Gange. L’autista, complice una partenza con un’ora di ritardo, non sembrava aver gran fretta, per cui le ore di viaggio furono nove e non sette come da previsione. Arrivai per mangiare ed andare a dormire, decidendo che avrei visto le abluzioni sul fiume il giorno dopo di buon mattino. Rientrando in camera, un signore paffuto e sbarbato mi offre del whisky: esito nel prenderlo; esitai anche al secondo bicchiere ed al terzo, mentre al quarto non riuscii a dirgli di no poiché ci mise la Coca-Cola. Il signore, felice della chiacchierata in hindi con me (non avevo capito nulla in un’ora), mi invita a mangiare, ma stavolta rifiutai. Il giorno dopo andai al fiume ed osservai curiosamente le scene dei bagni purificatori, stracolmi di persone di tutte le età, santoni ed avidi presunti adulatori di divinità. Tornai in albergo, presi lo zaino accanto al signore indiano che russava alla grande e andai alla famosa Rishikesh, distante soltanto un’ora di bus.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

La città per eccellenza dello yoga era un cumulo di hippy inusuali. Il vestirsi da fricchettoni di molti occidentali, non faceva certo di loro dei “veri hippies”, anzi, camminare a piedi nudi ed indossare abiti dal dubbio gusto, rendeva tutto ciò abbastanza falso. Avrei voluto vedere se questo ragazzi nelle loro città sarebbero andati in giro in quel modo. Ragionando però sul fatto che ognuno è libero di fare ciò che vuole, non sono stato a puntare il dito contro nessuno, alla fine ero soltanto una piccola macchia in quella cittadina spirituale, con i miei jeans corti e la mia maglia sportiva. Ebbi comunque la voglia di provare a praticare dello yoga, almeno per una sessione e capire se facesse al caso mio. Approfittai anche del basso prezzo che viene applicato alle lezioni e ne fui soddisfatto in tutto e per tutto. Effettivamente anche se per una volta soltanto, avevo già capito che questa attività aiuta fisico e mente e ripromisi a me stesso che, una volta tornato in Italia, avrei cercato di praticarlo.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Tornai a Delhi dopo essermi rigenerato. Tornai da Kush e dalla sua fantastica famiglia. Mi stavo preparando ad una nuova avventura. Avevo preso già la decisione di fare il trekking del Campo Base Everest, ed in quei tre giorni nella capitale sistemai tutto per il proseguo della mia avventura asiatica. Mi sentivo elettrizzato come non mai, come se stessi affrontando l’inizio di un nuovo viaggio. Andai alla stazione e presi il treno. Stavo andando incontro ad un altro Paese, il Nepal.

Annunci

6 risposte a "2 mesi in India (per ora) possono bastare"

Add yours

  1. Pensavo fossero sette anni in tibet. Ahshaha…comunque ho notato una cosa leggendo, e spero che non la prendi a male, cioè tu descrivi tutto e anchr bene ma non c’è nessuna emozione descritta da te. Non c’è nessun sentimento espresso, solo descrizioni dettagliate. Mi chiedo come mai non ci siano. Cosa provi? Cosa sentivi? Cosa pensavi di te stesso là in quello strano posto? Ho visto il Gange solo in tv e già mi emoziona molto. Non sono stata ancora in India ma sono molto curiosa ma il tuo resoconto non mi trasmette che cose viste ma non sentite. Specialmente in un luogo come quello indiano c’è gente che ha cambiato del tutto il suo essere. Tu sembri immune da tutto. Sembri come se guardassi tutto ma fossi assente. Scusa se te lo dico ma sono sempre sincera.

    Mi piace

    1. Da che mondo e mondo le critiche sono sempre costruttive, quindi no, non me la prendo, anzi ti ringrazio 🙂
      Viaggiando da circa 9 mesi ci sono cose che mi hanno emozionato molto più del Gange per esempio. Alcune emozioni le tengo per me, altre le racconto (male, ma le descrivo). Questo non vuol dire che l’India non mi sia piaciuta, o che sia immune da emozioni, ma semplicemente perché ho imparato ad emozionarmi nel vedere un bambino giocare nel fango, un tramonto, o una mamma che allatta. Ho vissute grandi emozioni in questi mesi: un bagno nel fiume con gli elefanti, un fidanzamento ufficiale in un villaggio laotiano, la visita in solitaria di un monastero in Thailandia su una collina. Non ci si abitua alle emozioni, bisogna sempre averne nella vita, ma personalmente cerco sempre qualcosa in più!
      Comunque apprezzo la tua sincerità!

      Piace a 1 persona

      1. Dai la mia è una deformazione professionale perchè siccome scrivo ( ma non è questo il mio lavoro principale) allora faccio molto caso alle parole, aggettivi, riferimenti interiori e tutto il resto. Ecco svelato il motivo. Le hai tenute per te. Ok.

        Mi piace

      2. Beh siccome scrivi allora ha più valore. Nei precedenti commenti raramente mi lascio andare. Mi piacciono i dettagli ed amo descriverli. Però effettivamente questo post non è il massimo. Il vero Gange l’avevo vissuto a Varanasi!!!

        Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

Creato su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: