8 curiosità che non sapevi sull’India

“L’India è una concezione della vita. Quale concezione? Quella ben nota secondo la quale tutto ciò che sembra reale non è reale e tutto ciò che non sembra reale è reale.”

Così Alberto Moravia definì l’India nel suo libro “Un’idea dell’India”. Da sempre questo Paese, tanto grande, quanto misterioso, ma soprattutto pieno di contraddizioni, è stato frutto di grandi storie, miti e leggende, grazie alle sue innumerevoli divinità, ai modi di vivere della popolazione indiana ed alla sua sovrappopolazione che ha portato i suoi abitanti ad assumere comportamenti simili ad un istinto di sopravvivenza. Per darvi qualche dato statistico, la Cina è tre volte più grande rispetto all’India: gli abitanti cinesi sono circa 1 miliardo e 385 milioni, mentre gli indiani sono “soltanto” 50 milioni in meno. Giusto per rendersi conto di tale proporzione, il terzo posto per popolazione spetta agli Stati Uniti d’America con 325 milioni, un abisso rispetto ai primi due.

Tiziano Terzani, Marco Polo, Mark Twain, lo stesso Moravia, giusto per citarne alcuni, sono rimasti affascinati da questo continente, che ha dato loro la possibilità di scrivere alcuni testi, ancora oggi attuali e tra i più belli e significativi. Chi si reca in India per la prima volta, inizialmente, non sa a cosa andrà incontro. Si dice che non si è mai pronti per visitarla: la sporcizia è ovunque, molti indiani fanno amicizia per interesse, il caos regna sovrano, ma tutto questo crea una mescolanza particolare, un elisir d’amore verso questa nazione che s’impadronisce della nostra parte interiore e che non ti abbandona più. Una volta visitata ti cambia inesorabilmente, ti mette alla prova e se vissuta in pieno, tutto il resto verrà visto sotto un’altra prospettiva, imparando a non dare più nulla per scontato.

Vivendola, non da turista, ma da viaggiatore backpacker, ho potuto apprezzare alcuni lati dello stile di vita quotidiano degli indiani, che nessuno riuscirà mai a farti capire se non ci si trovi all’interno. Sarà difficile trovare qualcuno che ti racconti le storie sulla vita passata di questo Paese, o sulla religione induista, perché la conoscenza dei particolari è una parte fondamentale di un viaggio in India. Eccone alcune che probabilmente non pensavi di sapere:

1. MEZZ’ORA IN PIU’ NEL FUSO ORARIO: vi siete mai chiesti il motivo per cui in India il fuso orario, dal Meridiano di Greenwich, conta 5 ore e 30 minuti? Perché non 5 o anche 6 ore? Con la Conferenza di Washington, del 1884, furono stabiliti alcuni principi, tra cui per l’appunto la nascita dei meridiani per stabilire un orario in ogni parte del mondo. L’India in quel periodo storico si trovava sotto l’impero anglo-indiano, meglio conosciuto come Raj Britannico (1858-1947), che comprendeva anche Pakistan e Birmania; trovandosi in mezzo al meridiano delle 5 e 6 ore di fuso rispetto a Greenwich, i britannici, per una loro comodità, che vi spiegherò in seguito, decisero di introdurre una mezz’ora in più. Nell’800 non esistevano orologi digitali, ma soltanto quelli analogici. Se ne prendessimo uno in mano in questo momento, dove a Nuova Delhi è l’1 e 5 minuti, a Londra saranno le 7 e 35 minuti. Per gli inglesi bastava rovesciare l’orologio per capire l’orario nel loro paese, senza sbattersi nel fare calcoli. La foto sottostante ne è un esempio.

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2.LE MUCCHE IN MEZZO ALLE STRADE E LA LORO SACRALITA’: una delle prime immagini che si hanno quando si viene in India, è certamente quella di vedere le mucche in mezzo alla strada, nelle stazioni ferroviarie, nei mercati, ovunque. Nonostante questo bovino la maggior parte delle volte riesca a bloccare anche il traffico, agli indiani sembra non dar fastidio. La sacralità della mucca in India è dovuta dal fatto che ogni cosa derivata da essa, può salvare l’umanità: il latte ne è l’esempio più grande, infatti basti pensare anche agli esseri umani, dove i neonati nei loro primi mesi di vita, crescono grazie al latte della loro mamma. Trovarle dappertutto, quindi, è normale, anche con il rapido sviluppo delle grandi città, che hanno incluso nei loro centri urbani molte zone rurali, dove per l’appunto erano presenti fattorie e stalle. Di conseguenza, con il passare degli anni, le distanze sono diminuite ed i fattori hanno preferito rimanere in città con il loro bestiame (si possono trovare anche capre), essendo più facile fornire latte nel quartiere dove si sono stabiliti.

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3.LA COSMESI FEMMINILE: quando vediamo una donna indiana con i suoi numerosi ornamenti, rimaniamo per qualche minuto a fissarla. Solo dopo essersi sposate le donne utilizzano i loro 16 trucchi, chiamati Shola Shringar. Ecco l’elenco partendo dalla testa: 1. Sindur, la riga rossa in mezzo ai capelli; 2. Bindi, punto di veduta in mezzo alla fronte; 3. Maangtika, piccolo ciondolo che parte dalla riga rossa dei capelli e finisce sulla fronte poco prima del Bindi; 4. Kajal, riga nera negli occhi (l’equivalente dell’eyeliner); 5. Nath, piercing al naso. A volte è molto grande e comprende anche una catena che lo unisce all’orecchino; 6. Karn-phool, tradotto ornamento per orecchio. E’ un orecchino e solitamente ne portano anche più di uno; 7. Haar o Mangal Sutra, collana che rappresenta la fede femminile; 8. Mehandi, tatuaggio ad henné sulle mani e sui piedi. Solitamente vengono effettuati disegni floreali, che nascondono molte volte il nome del marito. Durante la prima notte di nozze, il marito deve cercare il suo nome in mezzo al tatuaggio; 9. Baju Band, braccialetto che viene messo sul bicipite, a volte è molto grande; 10. Chudi, braccialetti classici; 11. Aarsi, anelli nelle dita delle mani; 12. Kamarbandh, cintura d’oro o argentea che va messa sul saree; 13. Payal, cavigliere, molte volte rumorose; 14. Bichua, anelli nelle dita dei piedi; 15. Itar, profumi; 16. Kesapasharachana, spille nei capelli con trecce e fiori.

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4. LE MILIONI DI DIVINITA’ INDUISTE: in India l’80% della popolazione è induista. Questa religione per noi occidentali potrebbe essere complessa da capire, ma nello stesso tempo molto affascinante, e meriterebbe uno studio molto più approfondito. Essa conta circa 330 milioni di divinità, alcune sconosciute dagli indù stessi, ma che vengono venerati lo stesso senza sapere i nomi. I più venerati sono i TRIMURTI, meglio conosciuta come la Trinità Induista: Vishnu il conservatore, Shiva il protettore del bene che distrugge il male e Brahma, che, grazie ai primi due, permette di creare l’universo. Tra queste tre divinità non c’è una speciale “classifica”, tutti hanno la stessa identica importanza.

5. LE CREMAZIONI: per gli induisti non esistono cimiteri ed i defunti non vengono né sotterrati né tumulati. Esistono i Ghat dove avvengono le cremazioni dopo la morte. A Varanasi, nello Stato dell’Uttar Pradesh, specialmente nel Manikarnika Ghat, si possono vedere centinaia di cremazioni dal vivo ogni giorno. Essere cremati per i fedeli induisti vuol dire liberare l’anima dal corpo. Con questa funzione, l’anima si rende conto che, quel corpo di cui ne ha fatto parte un’intera vita, non esiste più, per cui ora è libera di volare in cielo. Per gli indù il corpo, di per sé, ha poco valore, perché fa un viaggio sulla terra ed al momento in cui finisce il suo percorso si sdraia; l’anima si accorge di ciò e sente la necessità di staccarsi.

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6. GLI INDIANI SONO GRASSI: è vero, la maggior parte degli indiani tendono ad ingrassarsi. Il motivo principale di tale fenomeno è la rilassatezza. Questa si ottiene dopo aver trovato moglie, o marito, e cominciato ad aver messo al mondo dei figli. In realtà anche in occidente si hanno questo genere di situazioni, ma qui non rappresenta assolutamente una vergogna e lo si nota principalmente dai saree a pancia scoperta che indossano le donne. Un’altra ragione sembra essere dovuto al metabolismo delle persone indiane che tende a cambiare con molta facilità e velocità, anche al fatto che molte donne sembrano aver problemi di tiroide ed un repentino cambio di ormoni dopo il parto.

7. LE MICROIMPRESE: l’India è piena di piccoli venditori ambulanti in ogni angolo di strada e ci sono minuscole botteghe in cui dentro si può trovare di tutto. Ognuno di essi gestisce una piccola industria personale, dal fruttivendolo fino al preparatore di chai, e da chi vende cartoni da imballaggio, all’accompagnatore di bambini nelle scuole con il suo tuc-tuc. Queste “microimprese” rappresentano una grande industria in continuo movimento, esprimendo in parte il concetto del “c’è lavoro per tutti”. Queste piccole imprese vengono sostenute dal sistema del “microcredito”, ovvero banche che versano a questi commercianti un credito minimo, senza alcuna garanzia, per far sì che possano cominciare una nuova attività. Una curiosità: l’attuale Primo Ministro indiano, prima di scendere in politica, preparava e vendeva chai alla stazione dei treni.

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8. IL LUTTO E’ BIANCO: al contrario del resto del mondo, il lutto, dopo la morte di un caro, viene rappresentato dal colore bianco, e non dal nero. Quando una donna perde il proprio marito, anche a distanza di anni, indosserà un saree bianco, mentre un marito vedovo, specialmente nello Stato del Rajasthan, indosserà un turbante di tale colore. Un valido motivo per cui la colorazione del lutto venga rappresentata da questa colorazione, è perché il bianco, da sempre, rappresenta la pace, e quando una persona passa a miglior vita, raggiunge quest’ultima.

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