Cambogia: 26 giorni tra storia, relax e natura

Quando mio fratello mi regalò la guida della Cambogia a Natale, ne fui sorpreso. Sapeva del mio viaggio e di tutti gli altri paesi che sarei andato a visitare: India, Thailandia e Vietnam su tutti. Nella sua cervellotica realtà la Cambogia probabilmente rappresentava quel paese ricco di eventi e di storia, oltre che avere quel brivido selvaggio che ancora oggi la contraddistingue.

Sono entrato in Cambogia dalla Thailandia, dalla porta di confine Ban Pakard/Pailin, soggiornando a Chantabhuri, per essere il più vicino possibile a quest’ultimo, a circa un’ora di minivan, ed essendo anche molto meno battuto. L’ingresso al paese, in teoria, ha un costo di 25 $. Già, in teoria. Come capita spesso, in queste nazioni la polizia di frontiera fa il bello ed il cattivo tempo, quindi dagli iniziali 120 $ pagabili in un’altra valuta, siamo passati a 50 $ per poi finire a 40 $; sono stato fortunato? Non lo so, ma ho voluto evitare discussioni, ottenendo così il visto turistico valido per 30 giorni.

Superata la piccola burocrazia iniziale troverete senza problemi taxi e mototaxi, i quali possono accompagnarvi a Pailin, per poi prendere un bus con tempi di attesa indeterminati, e dove sicuramente risparmierete; oppure, sempre al confine, prendere un taxi che, contrattando tra i 20/30 $, vi accompagnerà per circa 120 km sino a Battambang, una delle maggiori città cambogiane.

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Battambang per l’appunto è la seconda città per importanza e popolazione. Qui ho deciso di rimanere due giorni, visto che le poche attrattive si trovano leggermente fuori l’abitato. Potete provare il Bamboo Train oppure passare un pomeriggio tra la caverna dei pipistrelli ed il circo più famoso del paese, ma non aspettatevi nulla di che.

Per proseguire il viaggio verso Siem Reap ed i templi di Angkor, dovrete fare la vostra prima scelta: prendere un minivan che in circa 3 ore vi porterà nel centro, oppure, con un piccolo battello potrete risalire il fiume, vedendo lungo il viaggio le condizioni di vita delle popolazioni galleggianti, uno spaccato della Cambogia che vi consiglio di non perdere. Il prezzo da pagare per tutto ciò non sono ovviamente i 15 $, ma le 9 ore seduto sulle panche in legno della barca ed i continui zig-zag; poi un tuk-tuk, pagato extra, dal porto vi trasporterà fino al vostro hotel.

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Siem Reap è la città turistica cambogiana per antonomasia, nata grazie alla continua migrazione di viaggiatori che si spostano ogni giorno ad ammirare le rovine di Angkor. Qui troverete di tutto a tutti i prezzi, compresi divertimenti vari. Per il sito archeologico di Angkor, se volete l’ingresso valido per 3 giorni, come il sottoscritto, preparatevi a sborsare 62 $; obiettivamente anche in due giorni riuscirete a visitare gran parte delle rovine, ma se non volete stare con l’acqua alla gola e gustarvi la storia che emana questo posto, allora tre giorni sono la scelta giusta; tra l’altro possono anche non essere consecutivi. Io personalmente sono rimasto 6 giorni a Siem Reap, per il semplice motivo che ho corso la Khmer Marathon, la classica maratona corsa nella strada che porta nelle varie rovine.

Molti viaggiatori da Siem Reap continuano verso nord, nel Preah Vihear o leggermente a sud verso Pursat e i monti Cardamomi. Io, invece, voglioso di mare, ho affrontato le 9 ore che mi hanno portato a Sihanoukville, passando per Phnom Penh.

La costa cambogiana non è molto lunga, e le spiagge di Sihanoukville sono un’ottima opzione per chi vuole rilassarsi e godere di un buon mare. Io ho optato per Otres Beach, dove sono presenti guesthouses abbastanza spartane sulla spiaggia ed una buona dose di giovani backpackers con i quali stringere amicizia durante il soggiorno. Qui preparatevi al ‘dolce far niente’: il relax è per l’appunto l’attività principale, tant’è che la mia idea di rimanere solo due giorni è stata prolungata a cinque.

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Da qui potrete dirigervi in varie isole: le due più importanti sono Koh Rong e Koh Rong Sanloem. La prima, che è quella dove sono stato per due giorni, è forse più adatta ai ragazzi, dove la sera c’è movimento e numerosi party sulle varie spiagge; la seconda probabilmente lo è più per famiglie e coppie che vogliono rilassarsi senza troppo rumore.

Il mio viaggio lungo la costa è proseguito per le piccole e tranquille cittadine di Kampot e Kep, distanti l’una dall’altra soltanto 40 km.

La prima in realtà si trova più nell’entroterra, e deve la sua fama al pepe; infatti è stata insignita con l’I.G.P., unico e primo prodotto culinario cambogiano. Kep, invece, si trova sul mare, anche se è presente soltanto una piccola spiaggia con sabbia; qui il granchio la fa da padrone e nel mercato potrete gustarlo cucinato in varie ricette, insieme ad altre varietà di pesce e crostacei. Entrambe sono molto piccole, ma piacevoli, da visitare in giornata con la presenza di parchi nazionali nelle vicinanze.

Sia da Kep che da Kampot partono numerosi pullman per Phnom Penh.

Se volete soggiornare in una zona della capitale cambogiana dove la sera c’è un po’ di vita, il mio consiglio è quello di scegliere tra le vie limitrofe al lungofiume ed al palazzo reale. Infatti già dal tardo pomeriggio, lungo il Mekong e nei giardini antistanti, molti residenti e turisti si riversano nei bar per un happy hour. Visitare Phnom Penh è molto semplice: nonostante il caos, l’urbanizzazione è molto intuitiva e credo che 2-3 giorni bastino per andare alla scoperta delle attrattive che regala questa città. Ovviamente calcolate mezza giornata per i campi di sterminio fuori città ed il carcere annesso, tappa imperdibile assieme ai mercati.

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La maggior parte dei viaggiatori continua il proprio viaggio verso est, precisamente a Kratie, dove si possono avvistare le rare orcelle, i delfini di acqua dolce che vivono nel Mekong e farsi una passeggiata in bicicletta nell’isola fluviale di Koh Trong, piccola terra rurale gestita da una popolazione che vive di ciò che la natura gli regala.

Ci sono molte persone che concludono la loro visita in Cambogia a Kratie. Molti di loro associano questa città anche con una visita a Kampong Cham e Sturn Treng, le altre due piccole località sul Mekong; pochi invece continuano ancora più ad est, dove a mio parere questa nazione mostra il meglio di sé: le province di Mondulkiri e Ratanakiri.

La prima probabilmente è quella più remota, dove il trekking nella giungla, il bagno con gli elefanti e lo stare a contatto con le minoranze etniche, vi regaleranno alcune emozioni che non dimenticherete mai, sebbene il costo del trekking di un giorno vi costi 35 $, pasto, acqua, guida e servizi compresi. Sen Monorom è il piccolo paese dove farete riferimento, e se posso consigliare, l’Indigenous People Lodge è veramente un posto autentico dove poter soggiornare; ovviamente essendo in parte spartano, in quanto in mezzo alla natura e gestito da una famiglia Bunong, minoranza etnica, dovrete essere tolleranti sulla pulizia e soprattutto sugli insetti.

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Nel Ratanakiri, la città su cui potrete fermarvi è Ban Lung. Anche qui c’è ampia scelta sul trekking nella giungla di uno o più giorni, ma una visita ed un bagno di mezza giornata al lago vulcanico di Yeak Laom, merita sicuramente.

Ho concluso i miei 26 giorni tornando a Phnom Penh, dove da qui ho preso uno sleeping bus alle ore 21 che in 7 ore mi ha portato nel confine di Poipet. Superata la lunga attesa del controllo passaporti per il rientro in Thailandia, un minivan in circa 4 ore mi riportato a Bangkok, il tutto per 20 $.

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In Cambogia potrete pagare con la doppia valuta Riel-Dollaro; non esiste moneta, ma solo banconota, e se pagate in dollari, la maggior parte degli esercenti vi darà il resto in Riel. Se pagate con la valuta locale, qualcosa risparmierete, in quanto con i dollari tendono ad arrotondare.

Differenze di prezzi nelle tre più importanti componenti di viaggio tra Thailandia/Cambogia:

– pernottamento: Cambogia meno cara, seppur di poco, ma le sistemazioni molte volte sono state scarse;

– cibo: qui non esiste lo street food Thai; si trova qualcosa per strada ma non è la stessa cosa. Ciò vuol dire mettersi seduto in un ristorante ed ordinare, quindi sicuramente i prezzi sono alti poco meno del doppio, anche perché molti prodotti sono d’importazione dalla stessa Thailandia e dal Vietnam; se può interessarvi però la birra è molto economica;

– trasporti: un vero e proprio salasso. Oltre al fatto che per ogni 100 km la media è di circa 3 ore di viaggio, i prezzi sono alti ed il doppio rispetto alla Thailandia. Se per ipotesi prevediamo uno spostamento di 300 km, in terra thailandese spenderemo circa 5 euro; in Cambogia poco più di 10 euro. Non sono da meno i tuk-tuk, che oltretutto sono innumerevoli e a tratti insistenti. I ritardi sono normali, prevedete sempre circa mezz’ora. Mentre il noleggio di bicicletta e/o motorino nelle varie città è per lo più simile tra i due paesi.

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Non rimane che augurarvi un piacevole soggiorno in questa terra, dove rimarrete colpiti dalla natura selvaggia e dalla sua continua e travagliata storia.

I bambini vi sorrideranno sempre e voi gli risponderete con un classico CIAO italiano.

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3 risposte a "Cambogia: 26 giorni tra storia, relax e natura"

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