Campotosto, la squadra e buona fortuna

Mancavano circa 4 settimane alla partenza: in alcuni tratti sembrano essere infiniti, in altri momenti il tempo sembra passare troppo velocemente da non rendersene nemmeno conto. Facevo un doppio, anche triplo conto alla rovescia. I giorni per cui avrei smesso totalmente di lavorare, i giorni alla fatidica partenza e quelli alla prima maratona asiatica; in tutti e tre i casi ero in clamoroso ritardo. Concludere i lavori, organizzare il viaggio di un anno e prepararsi per delle gare così importanti fanno sì che la testa sembri stia sempre a rincorrere qualcosa e che a fine giornata, una volta stesosi sul letto, mi chieda: “Ed oggi cosa ho combinato?”.

Quest’attimo di cervellotica empasse mi faceva essere troppo statico e apatico, la sensazione di dover portare a termine tante cose ma non riuscire a farle tutte, con la calma che avrei voluto avere, mi creava un disturbo non indifferente. Approfittando del mio stato decido di prendere in mano la situazione almeno su un lato: andare sabato mattina, con il pullman e altri 40 sconosciuti, a correre una 25 km in Abruzzo per il giro del Lago di Campotosto. Sebbene il lago sia una vera e propria delizia, non si può dire la stessa cosa per il paese. Il terremoto dello scorso anno ha segnato notevolmente questo piccolo borgo, che ogni mattina all’alba deve svegliarsi e guardarsi allo specchio d’acqua con una cicatrice indelebile, un segno che anche i cittadini devono portarsi; i loro sorrisi sono stati scalfiti da questa atrocità naturale. Sebbene i residenti cerchino di non far pesare le loro condizioni attuali, ci pensano i runners a portare allegria ad un paese che ha bisogno di sentirsi di nuovo vivo, di essere di nuovo importante ed ospitale verso chi, con grande coraggio, voglia affrontare una gara difficile e allo stesso tempo incantevole.

2017-06-24 10.00.31

Correre a 1300 metri pensavo fosse faticoso, pensavo avrei avuto qualche difficoltà respiratoria dovuta all’altitudine. Dopo aver chiesto ad un mio amico e compagno di squadra, venivo rassicurato; in effetti l’unico vero ostacolo era il caldo asfissiante durante tutto il tragitto: tratti di gara ove l’ombra cominciava ad essere un forte desiderio, il vento un lusso e l’acqua l’unica vera e proprio risorsa. Molto bello tutto il tracciato: una corsa svoltasi a pieni polmoni, con innumerevoli campeggiatori che sulle sponde del lago incoraggiavano i runners, presi dall’impresa di portare a termine una gara veramente tosta.

L’ingresso nel paese, che sembra non arrivare mai, desta molta tristezza: correre in mezzo alle macerie, non poter fare foto per rispetto, trovarsi a correre e camminare in alcuni tratti nel silenzio dei detriti non sarà certamente un episodio positivo da ricordare. Quello che porterò con me sarà sicuramente la voglia di non mollare delle persone che vivono costantemente in una situazione di malessere, gli anziani che chiedevano di visitare il paese, le loro silenziose urla di sconforto: tutti aspetti che non vanno messi in secondo piano, e la gara di Campotosto sarà sicuramente utile a portare quel briciolo di serenità ad un popolo che merita ben altro.

Il mio lungo weekend non era certo finito. Non essendo completamente soddisfatto di aver corso il giorno prima 25 km, il giorno dopo mi dirigevo verso Valmontone per correrne altri 10 in vista della maratonina della Lumaca. Per quanto mi riguardasse, ancora sconvolto per il lungo percorso fatto il giorno prima, la gara era molto più di una corsa. Un piccolo arrivederci alla mia squadra, un grazie per i sorrisi, le corse, i momenti belli passati con alcuni di loro nelle varie scorribande cittadine. Seppure la corsa sia una disciplina molto solitaria, a volte ritrovarsi coccolato dai compagni di squadra ti fa sentire bene, e la voglia di correre accanto ai tuoi primi tifosi, il ritrovarsi alla fine per confrontarsi e lo scambiarsi i complimenti a vicenda è sicuramente uno spot per lo sport sano, fatto di amicizia e sincerità.

La mia ultima gara con molti di loro, da qui ad un anno, mi fa sentire fortunato. Il calore e la positività che tante persone riescono a trasmettere è come benzina che scende fino alla gambe, un elemento importante che durante le maratone asiatiche non mancherà. Potrò ancora sentire, nei momenti di nostalgia, il NON MOLLARE MAI di alcuni di loro, quello della gente che mi vuole bene e di chi pensa e confida che ce la possa fare.

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