Celleno, corsa e ciliegie

La corse podistiche nella Tuscia Viterbese hanno sempre il loro fascino. In questo periodo ho dato valore a questa zona geografica, abbinando, nei vari borghi, un tranquillo weekend, e correndo alcune gare suggestive, non molto partecipate ma sicuramente apprezzate e pianificate alla perfezione. Mi sono ritrovato a correre tra gli alberi di nocciole del Lago di Vico, la Tre Comuni a Nepi, Castel Sant’Elia e Civita Castellana. Ho corso poi nel giro di un mese a Bassano in Teverina e a Vetralla, e pochi giorni fa a Celleno.

Proprio quest’ultimo paese ha destato la mia curiosità quando mi sono ritrovato a correre il Trofeo Uomo-Cavallo a Vetralla; sponsorizzatami da Giampaolo, uno degli organizzatori, conosciuto al momento dell’iscrizione, tramite volantino mi illustrava la caratteristica dell’Urban Trail delle Ciliegie, una gara podistica corsa tra il bosco e la parte antica del paese; sebbene siano solo 9 km, la cosa che mi attraeva maggiormente erano le ciliegie. Dopo aver saputo che la ciliegia di Celleno fosse stata eletta la più buona d’Italia, da buon ghiottone di questo frutto, decisi di non prendere altri appuntamenti podistici al fine di essere libero e partecipare a questa particolare gara.

Celleno è un piccolo paese di circa 1.300 anime, un bar centrale, una piccola città fantasma dove c’è il Castello degli Orsini, la posta, un piccolo giardinetto, la caserma dei vigili e alberi di ciliegie elevati all’ennesima potenza; situato a circa 20 km da Viterbo e dal Lago di Bolsena, il paese si trova sicuramente in punto strategico ove poter passare una piacevole giornata durante la Festa delle Ciliegie. Soggiornando una notte al centro Viterbo o se preferite verso il lago, si può tranquillamente arrivare in questo paese diviso tra antico e moderno.

Arrivando in mattinata mi ritrovavo da solo all’interno della parte antica. Pensando di aver sbagliato giorno o paese, faccio un giro di perlustrazione intorno al Castello degli Orsini e vedo un piccolo bar aperto. Ad aspettarmi un anziano cacciatore con in mano un bicchiere di Stravecchio che aveva seguito tutti i miei movimenti, un cane ben curato e una signorina al bancone. L’interno del locale era abbastanza spoglio, l’arredamento non era certamente moderno, i cornetti saranno stati al massimo dieci e la mia entrata sembrava aver turbato quella serenità mattutina. Ordino un caffè e chiedo alla proprietaria se sia possibile lasciare la macchina nei paraggi in modo da poter andare via velocemente, ma soprattutto chiedo dove si svolgesse la gara; a mezza bocca mi risponde di non sapere nulla, ma che avrei potuto lasciare la macchina dove volessi; l’anziano cacciatore, con le sue guance già rossicce alle 7.30 di mattina invece sembrava essere più preparato, indirizzandomi nella parte nuova della città, dove si sarebbe tenuta la festa.

Trovo così il punto di ritrovo, ritiro il tutto, mi viene consegnata una confettura di ciliegie fatta in casa, faccio del riscaldamento ed inizia la gara. I 150 partecipanti si danno battaglia in un percorso ben progettato: erte discese che sembrano non finire mai sono solo lo specchietto per le allodole su chi pensa sia una gara semplice. Decido di dar tutto e scendere come avessi avuto uno slittino. Mentre correvo pensavo che se ci fosse stata una discesa così lunga e ripida, in qualche modo avrei dovuto risalirla. Non finivo neppure di pensare tutto questo che mi ritrovavo non solo a risalire camminando, ma anche a dover fare attenzione, nella parte boschiva, alle varie buche presenti nel percorso. Durante la gara, insieme ai vari runner che risalivano, anch’essi camminando, incombendo contro gli organizzatori per la difficoltà del percorso, non ci si godeva il paesaggio sottostante, ma si respirava solo la massa di polvere presente assieme al caldo opprimente. Neppure il passaggio all’interno alla città fantasma riusciva a farci correre: le scalinate e la strada continuamente scoscesa erano sicuramente il continuo di una gara quanto bella, tanto dura, e gli ultimi due km in falsopiano sia in salita che in discesa erano una semplice passerella fino alla parte nuova del paese. All’arrivo piccole confetture di ciliegie, ciliegie a grappoli, crostata di ciliegie, pane e marmellata di ciliegie e succo di ciliegie.

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Nel pomeriggio ritorno alla festa e, oltre alla sfilata dei carri allegorici e ad altre prelibatezze al gusto di ciliegia, assisto al Campionato Italiano dello Sputo del Nocciolo, una vera e propria competizione nella quale gli “atleti” riescono a sputare il nocciolo della ciliegia anche ad una distanza di circa 20 metri, forse più importante dello stesso Urban Trail corso in mattinata.

Sicuramente una giornata piacevole in un piccolo paese, una festa sentita anche dai residenti dei paesini limitrofi, un modo diverso di passare una giornata in famiglia ed una regina incontrastata, ovvero la CILIEGIA che da circa mezzo secolo, nella seconda metà di giugno, viene continuamente incoronata, facendo diventare Celleno, almeno per pochi giorni, uno dei paesi più importanti della provincia viterbese.

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