Il cuore nelle gambe

Corro da circa 4 anni, forse troppo tardi, tornassi indietro avrei praticato molto prima questa disciplina, ma da quando ho iniziato credo di non aver mai smesso, se non per colpa di qualche infortunio. La corsa ha cominciato a far parte della mia vita, un’amica nei momenti difficili, più di uno sport o un semplice hobby, qualcosa di più grande e di importante; ogni qualvolta mi senta giù di morale, infilo le scarpe, faccio partire il cronometro ed inizio a correre, cercando di ottenere molte volte anche un buon allenamento.

In questi anni mi sono sempre chiesto come sarebbe stato correre tanti chilometri in 24 ore, pensando per esempio ai 100 km del Passatore che c’è stato qualche giorno fa, oppure penso come sarebbe stato correre due o tre gare consecutivamente intervallate da una nottata. Sicuramente l’idea di partorire questa follia, è venuta un po’ per caso, un mix tra la voglia di fare questo esperimento e quella di ottenere un buon chilometraggio nelle gambe in vista delle numerose maratone asiatiche che mi aspetteranno tra circa due mesi.

Ho sempre pensato che correre tanto non facesse bene al fisico, ho avuto sempre paura di rovinarlo ed essere soggetto ad infortuni, ma l’incoscienza di un runner non si ferma qui, sebbene sia un corridore la cui importanza primaria è quella di divertirsi e star bene fisicamente, la maggior parte delle volte mi ritrovo a fare i conti con la mia competitività, andando oltre i miei reali limiti e le più rosee aspettative. Sicuramente nel mio immaginario c’è sempre quello di riuscire a sorprendermi, pormi degli obiettivi anche difficili, cercando di rendere l’impossibile possibile, dedicandogli tempo e denaro e trascurando lavoro e relazioni e tutti gli aspetti che rendano il successo vero.

Un bel preambolo di riflessioni per arrivare a raccontare la mia doppia prestazione, una mezza maratona corsa di pomeriggio a Borgo Piave in provincia di Latina ed una 10 km corsa la mattina seguente a Tivoli e più precisamente a Villa Adriana. Non dei semplici 31 km, ma l’idea di dover compiere un doppio sforzo non indifferente, con poco riposo tra una e l’altra gara e il caldo opprimente che non aiuta certamente chi corre. Avevo già deciso qualche giorno prima del doppio impegno, che nelle giornate successive avrei riposato per una settimana; uno stop voluto dato che cominciavo a sentirmi pesante, visto da circa 8 mesi per 3-4 volte a settimana le mie povere gambe hanno sopportato ogni tipo di condizione climatica, fisica e mentale, stando sotto sforzo per troppo tempo e meritandosi così un bel riposo. Sapere che il proprio fisico stia arrivando al limite non è da tutti, se c’è qualcosa che mi ha insegnato questo sport è il rispetto per il proprio corpo e dei muscoli anche meno importanti.

Sabato pomeriggio con il mio amico e compagno di squadra Simone mi imbarco per Latina, alle 17.30, all’interno della Base Aeronautica di Borgo Piave dove c’era la partenza della mezza maratona; in modo orgoglioso il corpo militare organizza in modo meticoloso questa gara da circa 8 anni; un percorso pianeggiante, a tratti un po’ noioso, che attraversa gran parte della campagna, concludendo a Piazza del Popolo nel centro di Latina. La strada per arrivare nel capoluogo pontino, nonostante i rettilinei e la pianura non era delle migliori, un sole infuocato, senza neppure un filo d’ombra, non lasciava scampo ai runner e l’acqua che veniva servita all’interno della base risultava sempre poca o calda durante il percorso. Era sicuramente una di quelle giornate dove subentra l’istinto di sopravvivenza. Detto fatto! 10° km e comincia la crisi, le gambe sono deboli, non basta acqua e gel per riprendersi, ma quanto meno per arrivare fino in fondo con un tempo sicuramente alto. Ma la crisi quando arriva non fa sconti, mi sono ritrovato a fare i conti con un crollo verticale, oltre al fisico, la testa ha cominciato a cedere, non ero capace di gestire una situazione così snervante, eppure non erano le prime gare, non mi sentivo un dilettante, ma trovarmi lì in quel momento in quel pietoso stato, mi faceva male, il non riuscire ad uscire fuori da un tunnel non così complicato era per me una grandissima sconfitta, non vedevo l’ora di terminare la gara e andare via da quel posto, non mi sentivo a mio agio, non volevo arrivare fino in fondo e farmi vedere all’arrivo, volevo rimanere solo e andare via senza passare sotto l’arco. Una delle mie peggiori gare, una di quelle che sicuramente oltre ad ampliare la mia esperienza, mi porta ancora di più ad imparare, non solo a gestire il fisico, ma anche il cervello.

2017-05-27 20.00.51

L’indomani a Villa Adriana non era certamente una passeggiata. La notte non era stata delle migliori, seppure non avessi concluso la mezza maratona in modo decente, avevo comunque effettuato un sforzo non irrilevante; la crisi aveva fatto seriamente capolino nella mia breve vita da runner, entrando senza bussare, dimostrando la mia debolezza in momenti come quelli vissuti. Avevo deciso di accompagnare in questa 10 km l’altra mia compagna Giulia, ma il mio orgoglio non me lo ha permesso, decidendo per conto mio che avrei tirato. La corsa è stata certamente dura con numerosi saliscendi passando dallo sterrato all’asfalto fino all’erba, bellissima la parte della villa, in quei piccoli istanti l’emozione di correre all’interno della storia riesce sempre a farti sentire importante e privilegiato, cercando fino a metà percorso di onorare quel piccolo gioiello di storia antica, correndo in maniera buona e corretta. Sebbene abbia avuto una piccola crisi, anche oggi, dovuta nuovamente ad un caldo atroce e la stanchezza della giornata precedente, visto che avevo avuto la splendida idea di tirarla a tutta, sono riuscito a terminare la gara in meno di 50 minuti, accompagnato da un piccolo bambino che simpaticamente ha voluto tirarmi la volata, strappandomi un piccolo sorriso.

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Certamente una due giorni particolare; mi chiedo se questo mi servirà tra qualche mese in terra asiatica, se mi ritroverò nella medesima occasione di qualche giorno fa. Sicuramente ci sarà la consapevolezza di essere solo in un territorio straniero, basandomi solo ed esclusivamente nelle mie forze fisiche e mentali, cercando non solo di ottenere il meglio da ogni situazione, ma di valutare nei casi peggiori, il comportamento da intraprendere, non solo nelle situazioni sportive.

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2 risposte a "Il cuore nelle gambe"

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  1. Anch’io ho iniziato a nuotare troppo tardi, da tre anni, e capisco benissimo cosa significa. Il bello è che io son cresciuta al mare ma non ero mai entrata in una piscina e là è successa una trasformazione. Già al primo mese di corso ero l’unica donna a saper nuotare a delfino. Il mio istruttore mi chiamava ” missile” e mi ha detto che è un vero peccato che da piccola non mi avessero portato in piscina. Ma meglio tardi che mai no? È bello quando si scopre qualcosa che ti appassiona e ti fa stare bene. Tu divi che appena indossi le scarpe diventi un altro. Io indosso il costume e divento un delfino. Bellissimo. Lo sport è una cosa incredibilmente magica e son contenta per te, anche se non ci conosciamo.

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    1. Questo post è abbastanza vecchio, ma sono contento che sei andata a ripescarlo! Beh dai, piccole storie simili, ovviamente non conosco i tuoi successi da nuotatrice, ma se sei come me, competitiva, ma che sa capire i propri limiti, non saremo mai perdenti, perché lo facciamo entrambi con passione!
      P.S.: ora ci conosciamo!!!! 🙂

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