Uomo-Cavallo, corri ti prego!

Probabilmente il nome Domenico Baghini non vi dirà niente e fino a pochi giorni fa neppure al sottoscritto. La legenda dell’Uomo-Cavallo è dedicata a lui, nato nella Tuscia viterbese, allevatore di bestiame, un giorno decise di sfidare in velocità una locomotiva in un tratto di circa 4 km, vincendo per distacco. Cominciarono così le varie sfide contro i cavalli dei paesi limitrofi e Baghini era sempre il primo. Gli abitanti di Cura e Vetralla hanno fatto loro e di lui una legenda, l’hanno resa una vera e propria storia mitologica, una di quelle favole di inizio ‘900 che da 20 edizioni, porta nel comune di Vetralla circa 200 corridori per partecipare al Trofeo Uomo-Cavallo.

Sicuramente il paese di Vetralla non ha bisogno di Baghini per essere ricordata, situata nella provincia di Viterbo, è uno dei comuni più grandi della Tuscia, ha la fortuna di avere il passaggio della Via Francigena all’interno del paese, il che, porta numerosi pellegrini in direzione Vaticano, provenienti dal Passo del Gran San Bernardo, o da Canterbury per i più audaci. Durante il periodo della gara avviene lo Sposalizio dell’Albero, un evento cui i vetrallesi tengono moltissimo e che ogni anno sono pronti a celebrare con cortei e feste.

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Ho deciso di passare il weekend in questo paese. Parte delle mie origini arrivano da qui, mia nonna era Vetrallese e la gran parte dei parenti, vivendo qui da sempre, mi hanno ospitato in modo da evitarmi un’alzataccia. La loro ospitalità è stata superba, trattato come un nobile venuto dalla città per rendere omaggio alla gara di casa, presentato come una star all’interno del bar centrale, tra Martini, gelati e caffè corretti, ho riscontrato quel calore che solo le gare corse in paese sanno regalare.

Cominciato con il treno preso sabato pomeriggio dalla stazione Ostiense che in poco più di un’ora mi ha portato a destinazione, quel fascino di andare in trasferta con uno zaino riempito per metà di vestiti comuni e per metà da roba da corsa; un libro, che non ho letto, oggetti da bagno e la cosa più importante, il cronometro. Durante il viaggio inevitabilmente il pensiero non può che andare a quello che andrò a vivere tra qualche mese, ero lì solo, un piccolo sorriso stampato in faccia, una simpatica smorfia innocente di paura, la consapevolezza di andare a fare qualcosa di grande. Sicuramente tutto ciò non mi portava a pensare a Vetralla, agli allenamenti in pineta, alla dieta, al lavoro e a tutto il presente.

Nel giro di poche ore mi ritrovavo dal pensare al mio fantastico viaggio in treno al tavolo di un ottimo ristorante viterbese. La Tuscia offre da sempre quella cucina casareccia e genuina, nell’ordine addentavo con ingordigia: tagliere di salumi e formaggi, vermicelli fatti in casa con carne di bufala, pomodorini e rosmarino, accompagnato da un buon vino rosso, e cheesecake cotta, il tutto senza la benché minima preoccupazione della gara nell’indomani. Due passi per Viterbo, uno sguardo al palazzo papale, il perdersi tra i vicoli e la movida dell’Alto Lazio e intanto un altro po’ di alcool che scendeva dalla mia bocca.

Sarebbe superfluo parlare solo della gara, quando vivi delle belle serate, il cronometro non è più tuo amico, il tipo di tracciato saliscendi non lascia spazio all’immaginazione, lui non si preoccupa se hai fatto le ore piccole, non capisce cosa vuol dire essere un runner atipico, uno di quelli a cui piacciono i vizi del sabato sera ed è difficile assimilare questo sport con la bella vita mondana. Domenica mattina l’aria di festa nel paese si respira profondamente, un evento piacevolissimo a cui le società limitrofe non vogliono perdere; mi faccio delle public relation e via su e giù per Vetralla. Sapevo che il tracciato non fosse per niente facile; ogni gara corsa nella provincia di Viterbo, al contrario di quelle di Latina, sono sempre risultate arcigne. Salite e discese su sampietrino sono i veri protagonisti, quello che non mi aspettavo è il mio tempo di 46.30 e soprattutto le numerose persone arrivate prima di me con un time ancora più basso. Certamente chi si allena in questi posti si trova a suo agio in percorsi del genere, io allenandomi in una zona di mare e con qualche ripetuta in salita arrancata tre giorni prima, non potevo di certo sperare in una grandissima prova. Da sottolineare l’impeccabile organizzazione, regali per tutti e giudici gara ordinati da un certo Salvatore Nicosia, ex atleta delle Fiamme Gialle, uno di quelli che ha vinto l’argento alle Universiadi e che in maratona ha nel suo personale 2 ore e 12 minuti vincendo anche i campionati italiani.

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Il piacere di aver partecipato ad una gara, non così importante, ma sicuramente piena di valori, in un paese che sento anche mio, mi ha regalato quel piccolo benessere di aver fatto felici non solo i miei parenti, ma anche di chi aveva saputo che un ragazzo di Roma si era spostato per poter gareggiare in una piccola gara di 200 persone, tralasciando per un attimo quelle competizioni cittadine e caotiche.

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