La romantica bagnata Maratona di Roma

Ce l’avevo fatta, dopo aver tentato per ben quattro maratone, finalmente ero riuscito a portare a termine sotto le 4 ore alla mia seconda Maratona di Roma, l’acquazzone non mi ha fermato, i sacrifici fatti durante i mesi precedenti erano troppi, e troppa la voglia di onorarla come meglio non potevo.

Ore 5.45, sveglia, ovviamente per modo di dire. Come capita spesso dormo al massimo 3 ore prima di un avvenimento particolare, tra ansia e paura di non sentire il driiin, il sonno viene meno, circondato dai numerosi e perseveranti pensieri che riesce a scatenare questa disciplina. Che media tenterò di tenere? Pioverà? E se mi vengono i crampi al 33° km? Le domande più frequenti di un runner che prepara la maratona sono queste, un mix esplosivo di angoscia ed eventuale insuccesso che ti porta quasi al pentimento per esserti iscritto; eppure la lezione era stata ricevuta con le partecipazioni precedenti, ma sei tu contro il cervello, tu contro le gambe perché anche mentre cerchi di prendere quel famigerato sonno, tutto ad un tratto arriva quel fantomatico dolorino ai piedi o a qualche altro muscolo esistente, nonostante tu ti trova disteso sul letto sotto le coperte, il tuo corpo sa quale agonia dovrà sopportare e imperterrito prova a mettercela tutta pur di farti cadere in preda allo sconforto e farti ritirare anzi tempo.

I mesi precedenti passano in maniera estremamente tranquilla, il countdown, già cominciato da un pezzo ma ancora estremamente lontano alla fatidico giorno non lasciano spazio all’agitazione, il tempo fila via tra allenamenti, lavoro, altri interessi. Quando arriva il -7 iniziano i primi pensieri su come fossi riuscito ad allenarti, ma nello stesso istante ti rendi conto che è ormai troppo tardi e quello che è fatto è fatto, perché il tempo, come si sa, non fa mai sconti a nessuno e in men che non si dica il calendario appeso in camera ti ricorda che è già giovedì, la tensione aumenta, l’esame è vicino e l’apertura del Marathon Village inaugura ufficialmente la competizione. Il banco per il ritiro dei pettorali, stand di articoli sportivi con le migliori marche misti a banchetti per l’iscrizione ad altre gare podistiche sparse per il globo riempiono un Palazzo dei Congressi invaso da runner venuti dai cinque continenti, bellissime hostess in minigonna, organizzatori eventi e qualche ospite speciale che si intrattiene per qualche selfie con i suoi fans. La scalinata che porta all’interno della struttura e sovrastata da palloni, archi gonfiabili con gli sponsor ufficiali ed un bel red carpet invitante porta, prima al ritiro del pettorale e proseguendo fino al banco per il prelievo del pacco gara composto dal solito bellissimo zaino con al proprio interno alcuni integratori e la famosa maglia tecnica con la scritta gigantesca ALL ROADS LEAD TO ROME; durante il percorso, segnalato molto degnamente dal tappeto rosso, le mie mani vengono occupate da circa un centinaio di volantini colorati sponsorizzanti gare, gli organizzatori delle maratone di Buenos Aires, Venezia, EcoMaratona del Chianti, giusto per citarne alcune, fino ad una piccola gara non competitiva, una semplicissima 5 km da correre bendato, organizzata da un associazione di non vedenti, si sfidano a duelli di depliant, tanto da non riuscire neanche a prendere il cellulare dalla tasca per fare qualche foto ricordo, tutti attirano la mia attenzione, tutti con il solo scopo di divertirsi e di accaparrarsi un iscritto per la maratona della propria città.

2017-03-30 12.27.35

Una volta fuori dalla galleria “Maratone nel Mondo”, imbratto il muro con il pennarello indelebile con il mio slogan, faccio un piccolo sondaggio assieme a due belle fanciulle e mi imbatto alla galleria “Integratori Alimentari”, qui, nuovi volantini, nuovi gadget, proposte di acquisto di gel, barrette energetiche e molti altri prodotti, persino un detersivo per capi tecnici, decido nonostante tutto di fare qualche piccolo acquisto in vista della domenica, ma non faccio in tempo a posare il tutto in borsa che vengo catapultato in un altro mondo, quello de “L’Abbigliamento Sportivo”, sentendomi un po’ sbronzo, come Alice nel Paese delle Meraviglie vago senza meta, alla ricerca dell’uscita, e quando finalmente riesco a trovarla, mettendo in conto anche il “Mondo Spettacoli” con gladiatori e dee, mi accorgo di aver acquistato delle scarpe della New Balance con il tricolore e la scritta ROMA. La maratona era ufficialmente cominciata nella mia testa.

Domenica 2 aprile, ore 8.51, partenza della terza onda, quella cui faccio parte, ore 8.52 piccola pioggerellina, ore 8.53 il diluvio. Sapevo avesse piovuto, avevo messo in conto questa ipotesi, quello che non mi aspettavo, fosse come il Signore avesse messo il timer per far scendere quell’acquazzone. Fortunatamente tra i sampietrini bagnati, qualche tuono ed un bel po’ di pozzanghere, schivate tutto fila liscio, anche il tempo si arrende momentaneamente alla tenacia dei circa 14.000 atleti presenti nella città eterna e ci rende la grazia.

Durante il tragitto, nonostante il tempo non perfetto, residenti, persone curiose, tifosi, parenti e amici, invadono le strade della Capitale, numerosi sono gli incitamenti ed i colori delle bandiere delle varie nazionalità che sventolano nel cielo di Roma, dal biancoazzurro di quella Argentina al tricolore del Belgio, dal biancorosso della Polonia fino alle strisce orizzontali della Germania, atleti e sostenitori messicani, francesi, britannici, greci, danno vita ad uno spettacolo, una continua bella musica assordante e senza senso fatta da fischietti, trombette, piatti e battimani, c’è chi urla per chi riconosce un familiare e per chi un amico, c’è chi si riconosce grazie ai colori del proprio Paese intonando l’inno nazionale. Se tutta questa macchina chiamata maratona continua a correre è anche merito di questa folla che ha la voglia di incitare l’uomo mentre va oltre il suo fisico: mamme, bambini, anziani e protezione civile, tutti gridano e fanno festa; grazie al loro supporto e quello dei miei compagni di squadre presenti durante il percorso, riesco a volare su quell’asfalto inumidito, grazie a loro vado avanti per la mia strada, 10° km, 25° km, 33° km, le gambe fanno male ma resistono al cronometro che avanza, continuo a crederci arrivando fino 38° km, andando verso Piazza del Popolo la moltitudine di persone al di là delle transenne accoglie festante i maratoneti prossimi all’arrivo uno ad uno sfilano emozionati in una delle vie più belle della città assieme alle grida di uno sconosciuto che non ti conosce ma che esorta a non mollare sparandoti in corpo quell’adrenalina che forse neanche la migliore droga riuscirà mai ad offrirti.

Mancano 2 km, guardo il cronometro, so di avere tanto tempo da gestire, che se anche mi fermassi a camminare riuscirei lo stesso a stare sotto il mio obiettivo; ma all’ansia, quella vera, tutto questo non importa, il cronometro vola ma le bandierine del chilometraggio sono sempre troppo lontane, mi sento come quando nel calcio devi recuperare il gol di svantaggio e il tempo vola inesorabile. Ultimo km, diluvio, guardo nuovamente l’orologio, ho quasi 9 minuti da gestire per concludere sotto le 4 ore, un’infinità, ce l’ho fatta ma non mi sento sicuro. La pioggia incessante crea nuove pozzanghere, non faccio caso più neanche a quelle, ci vado dentro, le mie scarpe sono inondate e pesanti, entro dentro Piazza Venezia, vedo solo ombrelli, sampietrini e l’arco di arrivo con i timer a led rossi che fanno scoccare il 57esimo minuto dopo il 3 delle ore; lo scroscio dell’acqua che cade a terra è assordante, ormai è fatta, provo a scrutare nelle tribunetta qualche parente, nulla, scoprirò in seguito di essere stato chiamato e ripreso da mio padre nel momento in cui sono scoppiato a piangere mettendomi la mano davanti la faccia, le lacrime miste a quella pioggia non hanno mai avuto un sapore migliore, tutti quei goccioloni che mi avevano accompagnato nell’ultimo chilometro avevano reso magico quel momento, la mia commozione insieme a quelli di altri corridori non ha saputo trattenersi, un’atleta straniero vedendomi in quello stato mi ha abbracciato accennandomi qualche parola nella sua lingua, forse in francese o fiammingo, qualsiasi cosa avesse detto in quell’attimo di romanticismo aveva valore. Roma mi ha colpito di nuovo nel cuore, ha saputo regalare in quell’inferno la gioia di essere Romano, di essere lì, di essere riuscito a trasformare in una vittoria personale i tanti mesi di sacrificio, e di essere riuscito a farlo insieme ad altri 13.374 atleti.

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Dove non arrivano le gambe arriva il cuore non è solo una frase ad effetto, ma è anche un’espressione per chi, come me, ci ha creduto in ogni istante.

8 aprile 2018: la storia si ripete!La mia Maratona di Roma

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4 risposte a "La romantica bagnata Maratona di Roma"

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  1. Sei grande amore di zia …hai fatto una magnifica impresa …ti meriti tutti gli onori..L’articolo stupendo ..l’ultimo pezzo non riuscivo a leggerlo con gli occhi colmi di lacrime. .Sei l’orgoglio di tutti noi . T.V.B

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